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La stella di Xi Jinping è forse troppo luminosa?

Il potere del presidente Xi Jinping, in occasione del recente congresso del partito comunista cinese (PCC), era talmente schiacciante che Trump lo ha paragonato a un “re”. Ma alcuni opinionisti cominciano a ritenere che Xi stia oltrepassando i limiti.

Xi ha, letteralmente e simbolicamente, dominato la scena al XIX° congresso del partito, da pochi giorni conclusosi a Pechino. Il rafforzamento del suo potere ha quasi cancellato lo stile di “leadership collettiva” dei suoi recenti predecessori, proiettandolo in quella sorta di “Pantheon” cinese del quale, sinora, fanno parte soltanto Mao Tse-tung e Deng Xiaoping. Il pensiero di Xi è considerato, oggi, come una strada maestra che condurrà la Cina verso una “nuova era”.

La conquista del potere da parte di Xi è stata analizzata in un report riservato redatto dalla Pamir Consulting, una importante società di consulenza aziendale specializzata nelle attività d’affari con la Cina. Durante i primi cinque anni, secondo la Pamir, la campagna anticorruzione di Xi ha coinvolto oltre un milione e mezzo di iscritti al partito, punendone 278.000, tra cui 440 funzionari ministeriali o provinciali e 43 membri del Comitato centrale (circa l’11,4% dei suoi componenti).

Xi è intervenuto pesantemente anche sulle forze armate. Sotto il suo governo, 13.000 funzionari sono stati allontanati e più di cinquanta generali sono stati arrestati per corruzione, secondo i calcoli della Pamir. Al posto dei generali arrestati, Xi ha inserito nuovi ufficiali nello stato maggiore e ai vertici delle tre forze armate (tutte insieme formano l’Esercito Popolare di Liberazione). I membri delle forze armate, così riformate, ora controllano quasi il 20% del Comitato centrale del partito.

Xi regna incontrastato anche tra le diverse fazioni che si combattono dentro il PCC. Dei venticinque membri del Politburo, diciassette sono suoi alleati, sempre secondo la Pamir. La sua corrente è sostenuta da quattro rappresentanti su sette all’interno del Comitato permanente del Politburo e, per la prima volta in tanti anni, non è stato ancora indicato chi succederà a Xi dopo la fine del suo secondo mandato come segretario del partito (cinque anni), lasciando supporre che Xi potrebbe ignorare la regola della soglia decennale osservata dai suoi predecessori.

Trump si sente molto simile a Xi: lo ha chiamato per congratularsi e ha lodato la sua “straordinaria grandezza” in un tweet. “Lo si può considerare il re della Cina”, ha detto Trump in una intervista televisiva.

Quali problemi può avere un leader con un potere così forte? Diversi opinionisti ritengono che un potere così incondizionato può implicare anche una certa vulnerabilità. Il suo controllo sulla politica estera ed economica è talmente saldo che eventuali ostacoli o difficoltà saranno sicuramente imputati al suo operato. Inoltre, il suo stile preoccupa i funzionari cinesi più anziani, che ricordano i danni procurati dal culto della personalità durante il regime di Mao.

“Al di là delle celebrazioni, diversi ex leader cinesi si mostrano preoccupati, poiché ricordano bene l'incoerenza e la brutalità di governo dell'uomo solo al comando”, spiega Kurt Campbell, direttore della Sezione Affari asiatici del Dipartimento di Stato americano durante la presidenza Obama e inviato a Pechino come osservatore del congresso.

Oseranno gli alti funzionari cinesi mettere in discussione Xi?

Gli analisti hanno notato l'atteggiamento impassibile di Jiang Zemin e Zhu Rongji, rispettivamente ex presidente ed ex primo ministro, durante il lungo discorso di Xi. Al congresso non era presente Li Rui, ex segretario di Mao e uomo politico profondamente rispettato (ha 100 anni), che ha lungamente sofferto durante il periodo della rivoluzione culturale e ha poi lavorato per instaurare la leadership post-maoista, formalmente collegiale.

La preoccupazione di Xi per il dissenso è stata rivelata da un recente documento interno che, secondo una fonte cinese, stigmatizza le critiche ai vertici del partito, alla storia comunista, alla cultura tradizionale cinese e agli eroi nazionali, comportando, quindi, anche la proibizione di qualsiasi critica rivolta allo stesso Xi.

L'ambizione di Xi non è finalizzata ad acquisire un più forte potere interno o personale. Al congresso, Xi ha descritto l'agenda per la crescita della nazione fino al 2050, affinché la Cina si trasformi in un “paese forte e modernizzato”, in grado di dominare la tecnologia, la finanza e le questioni relative alla sicurezza. La Cina, cinque anni fa, ambiva a divenire una potenza regionale; oggi, aspira a divenire l’artefice di un nuovo ordine mondiale.

L'America di Trump rappresenta un problema alquanto complesso. Per ora, Xi ha scelto di ricambiare il sostegno di Trump. La Cina si sta preparando al suo arrivo come se si trattasse di una visita reale, non diversamente da come i sauditi hanno ricevuto Trump nel maggio scorso. È in programma un’elaborata cerimonia di benvenuto, forse seguita da un incontro tra i nipoti dei due presidenti (pare che anche la famiglia di Jared Kushner e Ivanka Trump parteciperà alla visita in Cina).

I temi di discussione “consentiti” riguarderanno gli impegni comuni nei confronti della Corea del Nord e gli accordi commerciali. Per monitorare i rapporti tra Stati Uniti e Cina, si dice che Xi stia allertando Yang Jiechi (ex ambasciatore a Washington), per nominarlo alla guida della politica estera cinese come vice primo ministro.

Gli strateghi cinesi hanno sempre sostenuto che sia più saggio apparire meno potenti di quanto si sia in realtà, in modo da sorprendere gli avversari. Tale atteggiamento non è più possibile per un capo di governo sempre più simile a un monarca. Xi, pertanto, dovrà fare molta attenzione alla debolezza che è insita nella sua grande ostentazione di potere.

© 2017, The Washington Post