I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
Logo 01
Content
Top

Le donne in premenopausa devono preoccuparsi dell’anemia?

Le donne in gravidanza e quelle in premenopausa che hanno ancora il ciclo rischiano più delle altre di soffrire di carenza di ferro e di anemia sideropenica (a sua volta dovuta al deficit di ferro), le quali possono causare affaticamento o anche gravi danni neurologici. Ma le donne, in generale, quanto devono preoccuparsi ? La risposta è: “molto”, soprattutto visti i rischi connessi a un’anemia conclamata. Sebbene gran parte delle 5200 donne americane che muoiono ogni anno di questa malattia sia ultrasessantacinquenne, nelle donne di età inferiore l’anemia sideropenica può provocare complicazioni in gravidanza e seri problemi di salute, tra cui l’affaticamento cronico e persino l’insufficienza cardiaca.

“In genere è piuttosto difficile eliminare il ferro, se non perdendo sangue o avendo dei figli”, afferma Nancy Berliner, primaria di ematologia al Brigham and Women’s Hospital di Boston nonché vicedirettrice responsabile di Blood, la rivista medica dell’American Society of Hematology.

Le principali cause della carenza di ferro nelle donne sono le mestruazioni e le gravidanze. Il National Heart, Lung, and Blood Institute afferma che una su cinque in età fertile soffre di anemia sideropenica e che circa la metà delle donne incinte sperimenta almeno temporaneamente questo disturbo.

“I bambini sono bravissimi a sottrarre il ferro alle loro mamme”, afferma la dottoressa Berliner. In gravidanza, le donne producono più cellule sanguigne, non soltanto per se stesse, ma anche per il nascituro, il che può prosciugare le loro riserve di ferro. Ma anche un ciclo regolare con flusso intenso, in particolare quello che si manifesta nelle donne in premenopausa, causa qualche problema. Se non si pone rimedio alla carenza di ferro, ci si può ammalare di anemia sideropenica, la quale impedisce ai globuli rossi di produrre abbastanza emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno in tutto l’organismo. Oltre ad affaticamento e problemi neurologici, questa malattia del sangue può provocare capogiri, tachicardia, calo della forza fisica e complicanze cardiache.

Gli integratori a base di ferro costituiscono un rimedio alle carenze di questo minerale e all’anemia, ma i medici invitano a procedere con cautela. “Sconsiglio di automedicarsi con il ferro,” afferma la dottoressa Berliner. La dose giornaliera consigliata è di 18 milligrammi per le donne fra i 19 e i 50 anni, e aumenta per quelle incinte o in fase di allattamento.

Se da un lato avere poco ferro non è buona cosa, dall’altro, un suo eccesso può condurre a un sovraccarico e far aumentare il rischio di problemi come lo scompenso cardiaco, le malattie del fegato, il diabete e le patologie neurodegenerative. La Berliner consiglia alle donne di rivolgersi al medico per fare le opportune analisi, prima di ricorrere agli integratori.

A volte per correggere la carenza è possibile aumentare l’assunzione di cibi come carni magre, pollo, pesce e frutti di mare, cereali e pane arricchiti, frutta a guscio, legumi. Gli integratori di ferro possono risultare difficili da digerire (in senso medico), perché possono causare disturbi gastrici o costipazione. Nei casi in cui le donne necessitino di un’integrazione di ferro ma non ne tollerino l'assunzione tramite capsule o compresse, il medico può somministrarlo per via endovenosa.

Anche se la carenza di ferro è il primo passo verso l’anemia sideropenica, non è necessario arrivare a tanto. “Se si conoscono i segnali premonitori e si fanno le analisi per il ferro”, afferma la Berliner, “è possibile prevenire il manifestarsi di sintomi peggiori”.

Quindi, se siete stanche, deboli o pallide, oppure, tra gli altri sintomi, avete il respiro corto o difficoltà a concentrarvi, vale la pena chiedere al medico se ciò può dipendere da una carenza di ferro.

© 2017, The Washington Post