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Le tecniche di memorizzazione: da “Ornicar” alle scienze cognitive

La memoria è una capacità che possiamo potenziare durante tutto il corso della vita, grazie a tecniche ed esercizi che derivano dalle scoperte nel campo delle neuroscienze.

“Mais où est donc Ornicar?”. Tutti conoscono questa sequenza di parole: una concatenazione di unità linguistiche che aiuta a ricordare le congiunzioni coordinative francesi (mais, ou, et, donc, or, ni, car)[1]. Ma questo celebre gioco mnemotecnico fa innervosire Sébastien Martinez, campione francese di memorizzazione nel 2015: “Ben altri metodi, molto più elaborati ed efficaci, aspettano da secoli di arrivare alle luci della ribalta”, scrive in un piccolo libro che tutti gli studenti, di ogni età, dovrebbero leggere: Une mémoire infaillible, Éditions Premier Parallèle (Il metodo rivoluzionario per una memoria infallibile, Newton Compton Editori).

Prendiamo per esempio le immagini. L’idea non è nuova, dal momento che già Confucio affermava: “Un’immagine vale mille parole”. Chiedete per esempio a un bambino di immaginare questa situazione: il suo compagno di classe improvvisamente cade, batte la testa sul banco, inizia a sanguinare e non si muove più. Chiedetegli poi di alzare il dito per avvisare la maestra dell’accaduto, e fategli compiere fisicamente il gesto. Poi, siccome la maestra non si accorge di niente, chiedete al bambino di fare grandi segnali con la mano aperta. Un dito, cinque dita. Uno, cinque: “15”, il numero di telefono del pronto soccorso in Francia. Il bambino non lo dimenticherà mai più. Infatti, questa piccola scena immaginaria mette insieme un’emozione (suscitata dalla vista del sangue), qualcosa di assurdo (il bambino si limita ad alzare un dito) e alcuni gesti pratici (un dito alzato, una mano aperta agitata).

Ricordare un numero di telefono può essere difficile, ma ricordare una lista lo è ancora di più, sia che si tratti della lista della spesa o della sequenza di concetti che dovete esporre in un discorso pubblico. Per fare questo sono necessari i “palazzi della memoria” utilizzati da Sébastien Martinez e dai suoi colleghi mnemonisti. Questa tecnica consiste nel pensare a luoghi che conoscete bene  (per esempio casa vostra) e usarli come “magazzini di stoccaggio”  per le informazioni che dovrete recuperare in un secondo momento. Perché, come diceva Cicerone, “i luoghi sono le tavolette di cera su cui scriviamo; le immagini sono le lettere che vi tracciamo sopra”. Dovete immaginare di seguire un percorso mentale che si svolge all’interno della vostra casa, e di fermarvi in ogni stanza per visualizzare un oggetto (bizzarro, divertente, sorprendente, a vostro piacimento), oppure una scena che colpisca l’immaginazione e che corrisponda all’idea o alla cosa da memorizzare. In seguito, ripercorrere lo stesso tragitto sarà un gioco da ragazzi. Si tratta di un metodo straordinariamente efficace, ma ciò non vuol dire che la memorizzazione si ottenga senza fatica. Ed è un bene. Perché le scienze cognitive hanno dimostrato che se è vero – com’è ovvio – che si impara più facilmente quando si apprende con piacere, è anche vero che imparare confrontandosi con delle difficoltà, e persino con i propri errori, è più efficace che farlo senza sforzo. “I palazzi della memoria non sono un mezzo di apprendimento, bensì un metodo per organizzare meglio quel che è stato già appreso, allo scopo di recuperarlo facilmente quando si vuole”, spiegano Peter Brown, Henry Roediger e Mark McDaniel, nel loro libro Make It Stick - The Science of Successful Learning (Harvard University Press, 2014).

Gli autori, in seguito alle proprie centinaia di esperienze e a quelle di altre équipe, che si sono avvalse anche del fondamentale supporto di risonanze magnetiche cerebrali all’avanguardia, sono giunti alla conclusione che la nostra capacità di memorizzazione non è predeterminata, né condannata a ridursi nel tempo, ma che - al contrario - può essere rafforzata con l’allenamento. “Tutto questo si riassume in una verità semplice, ma non per questo meno profonda: imparare con fatica e impegno modifica il cervello, perché crea nuove connessioni e capacità”, scrivono gli autori del libro. Essi proseguono affermando che “la scoperta di questo fatto straordinario - ovvero che le nostre facoltà intellettuali non sono fissate dalla nascita e che in larga misura noi stessi possiamo plasmarle - è una risposta clamorosa a quella fastidiosa vocetta che troppo spesso ci chiede: perché complicarsi la vita?”. Non bisogna avere paura delle difficoltà. Più il compito è difficile, più fa bene alla nostra memoria. D’altronde, il semplice fatto di avvertire gli studenti che un esercizio è difficile, che sicuramente faranno degli errori ma che sbagliare non è grave, può essere sufficiente a migliorare la loro performance intellettuale. Prima di tutto, perché questo riduce lo stress. E lo stress nuoce a qualunque genere di performance. Ciò spiega perché a volte i concorrenti dei giochi televisivi sbagliano risposte semplici, e quando viene svelata la soluzione esclamano “Lo sapevo!”. La fase di recupero delle informazioni immagazzinate nella memoria, infatti, è turbata dallo stress e dal valore della posta in gioco. Inoltre, le difficoltà incontrate preparano il nostro cervello a memorizzare meglio quando ricominciamo a studiare o quando testiamo le nostre conoscenze.

Talvolta, le scienze cognitive smentiscono le nostre convinzioni. Le ricerche hanno dimostrato infatti che ripetere le cose – uno dei nostri metodi di memorizzazione preferiti! – è una tecnica scarsamente efficace. E funziona soprattutto a breve termine, piuttosto che nel lungo periodo. Invece, provate a prendervi alcuni minuti per esporre con parole vostre ciò che avete appena letto qui, ciò che avete imparato di nuovo, le idee chiave che ricordate e il modo in cui potete collegarle ad altre idee o a degli esempi. Vedrete che questo articolo non lo dimenticherete più. Provare per credere.


1] Si tratta di un gioco di parole molto noto tra i francesi. Tradotta in modo letterale, la frase significa “Dov’è dunque Ornicar?”. Ma la pronuncia della frase corrisponde quasi perfettamente alle congiunzioni coordinative francesi mais, ou, et, donc, or, ni, car (ma, oppure, e, quindi, tuttavia, né, perché), e per questo permette di memorizzarle più facilmente – ndt.

© Damien Mascret, 2018, Le Figaro