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Le tecnologie di punta portano alle stelle il prezzo dei metalli rari

Il salto è impressionante: in 18 mesi, il valore del cobalto è passato da 25.000 a 79.600 dollari per tonnellata.

Un balzo dovuto alla frenesia crescente intorno al settore delle auto elettriche. “I costruttori - spesso ancor prima di aver impiantato le loro fabbriche - hanno preso bruscamente coscienza del fabbisogno di cobalto e litio per le batterie delle auto”, sottolinea l’economista Philippe Chalmin, specializzato in materie prime.

Tra smartphone, fibra ottica e energia solare, le nuove tecnologie e la green economy stanno facendo esplodere la domanda di metalli come il nickel, il rame, il palladio, oltre a quella delle “terre rare”[1] (note anche come “metalli della tecnologia” - ndt).

Questa tendenza sembra destinata a crescere: il McKinsey Global Institute ha stimato che entro il 2030 il numero dei consumatori della classe media aumenterà di altri tre miliardi.

Gli Stati Uniti sono preoccupati per questa situazione, anche perché uno studio dell’Istituto per gli studi geologici (US Geological Survey) sottolinea che 20 metalli di grande importanza per gli Stati Uniti, su un totale di 23, provengono dalla Cina.

Donald Trump ha firmato a dicembre 2017 un decreto nel quale si invoca l’attuazione di una “strategia volta a ridurre la dipendenza della nazione dai metalli strategici”. L’obiettivo è quello di intensificare la produzione o il riciclo di questi materiali, utilizzati sia nell’industria degli smartphone che in quella delle armi. Pertanto Ma finora, “non è corretto parlare di penuria, né si possono temere crisi sostanziali”, tranquillizza Catharina Hillenbrand-Saponar, consigliere di settore presso Euler Hermes (compagnia assicurativa del gruppo Allianz – ndt).

Nel 2011, la Cina, che controllava il 90% della produzione di terre rare, aveva sconvolto i mercati e fatto impennare i prezzi, limitando le esportazioni.

Da allora, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha stabilito alcune norme per regolamentare le quote di produzione. Ne è risultato un surplus di terre rare e di altri metalli strategici.

“Oggi si stima che siamo in grado di soddisfare la domanda di litio per i prossimi 13 secoli. Si tratta di un metallo molto sfruttato - specialmente per le batterie e per lo stoccaggio di energia”, sottolinea ancora Catharina Hillenbrand-Saponar.

Lo stesso dicasi per il gallio, necessario per l’illuminazione a LED e per l’energia solare. Questo metallo risulta essere in eccedenza da quando il prezzo dei LED è precipitato del 40% circa. Tuttavia, “anche qualora la domanda di gallio dovesse crescere del 14% per ogni anno da qui al 2022, non si correrebbe alcun rischio penuria”.

Con una produzione ufficiale di 180.000 tonnellate e riserve assolutamente non trascurabili, le terre rare – molto richieste per la produzione di magneti, nell’elettronica e nel settore delle energie rinnovabili – sono sufficienti a coprire gli attuali fabbisogni. “In prospettiva, nel 2025, la crescita della domanda potrebbe creare alcune lievi tensioni, ma non tali da invocare un incremento della produzione”, sottolinea l’esperta di Euler Hermes.

La Cina affonda la concorrenza

Il prezzo dei metalli strategici complica, infatti, sia la loro estrazione che il loro riciclo. La quotazione di questi materiali è talvolta debole rispetto al costo di estrazione. Ed è soprattutto molto volatile, il che tende a dissuadere gli investitori.

Oltretutto, la Cina, che offre prezzi più vantaggiosi per via dei suoi bassi costi e del suo scarso interesse per l’ecologia, non esita ad approfittarne per affondare la concorrenza. Negli Stati Uniti, ex-leader mondiali nell’estrazione di metalli strategici, si è registrato il fallimento della compagnia Molycorp, nel 2015. In Francia, altro paese chiave in questo campo, Rhodia ha chiuso nel 2016 i suoi centri di riciclo di terre rare a La Rochelle, per scarsa redditività. Inoltre, l’unica società non cinese nel campo dell’estrazione di terre rare – l’australiana Lynas – è scampata al fallimento solo grazie ad alcuni investitori….cinesi!

Tutto questo non fa che esasperare il problema del monopolio e della dipendenza. In Russia o in Cina, il controllo dei metalli strategici rappresenta uno strumento per minacciare determinate industrie o per privilegiare la produzione interna di armamenti. D’altro canto, nella Repubblica democratica del Congo, massimo produttore mondiale di cobalto, l’instabilità politica e il rischio di disordini interni destano preoccupazioni.

“Gli industriali sanno perfettamente come comportarsi in caso di penuria” – aggiunge Catharina Hillenbrand-Saponar. “Alcune turbine eoliche, ad esempio, sono oramai sprovviste di magneti permanenti”.

Ecco quindi che il concetto stesso di metallo strategico evolve. Le auto elettriche continueranno ad evolversi, “ma chi può immaginare il modo in cui saranno alimentate tra vent’anni?”, si chiede Philippe Chalmin.

Nel frattempo, il ricorso ai metalli rari trasforma le nuove tecnologie e le “energie verdi” in industrie molto “sporche”, come denuncia il giornalista Guillaume Pitron nel suo libro La Guerre des métaux rares (La Guerra dei metalli rari - ndt), pubblicato a metà gennaio, dopo aver condotto un’inchiesta accurata. I paesi occidentali preferiscono ignorare la questione….


[1] Le terre rare sono costituite da 17 elementi, tutti metalli, tra i quali scandio, ittrio, lantanio e tutti gli elementi che costituiscono la famiglia dei lantanidi - ndt

© Armelle Bohineust, 2018, Le Figaro