I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
Logo 01
Content
Top

Lo sfaldamento del partito Democratico non è un bene per gli Stati Uniti

Nessun Repubblicano di questo paese si sorprenderà del fatto che la ACLU-American Civil Liberties Union [importante associazione per i diritti civili, sino a ieri rigorosamente non-partisan - ndt] sta entrando nell’arena politica nazionale in nome (per meglio dire: al posto) del partito Democratico, e più esattamente della sua ala sinistra. In effetti, per i Repubblicani appare curioso che la ACLU non si sia mossa in questa direzione già da vari decenni. Eppure, in un suo recente articolo sul New Yorker, Benjamin Wallace-Wells racconta come il cambio di strategia dell’ACLU sia ormai evidente e di vasta portata.

Come osserva Wallace-Wells, l’ACLU, nel 2017, avviando una sorta di esperimento iniziale, si impegnò in due campagne elettorali locali (per l’elezione di un procuratore distrettuale e di uno sceriffo) e riportò la vittoria dei “suoi” candidati. Prosegue Wallace-Wells: “l’ACLU ha intenzione di spendere più di 25 milioni di dollari per sostenere vari candidati al Senato e alla Camera, da oggi e fino all’Election Day del 6 novembre 2018” [quando sarà rinnovato un terzo del Senato, l’intera Camera dei Rappresentanti e 39 governatorati - ndt]. Se chiedete a qualsiasi governatore repubblicano, o a qualsiasi altro eletto del Grand Old Party, tutti vi confermeranno che l’ACLU non ha mai dato alcun sostegno ad alcun candidato repubblicano.

In sintonia con la nuova politica dell’ACLU, il finanziere George Soros sta spendendo milioni di dollari a sostegno di candidati progressisti alla carica di procuratore giudiziario in diverse elezioni locali. Secondo il Washington Post, la fondazione Open Society di Soros “spende circa 150 milioni di dollari all’anno per finanziare associazioni come la ACLU o Planned Parenthood [1], o per intervenire in elezioni alla carica di procuratore distrettuale, visto che tale ruolo è considerato come il cardine di tutto il sistema giudiziario americano”. Curiosamente, mentre il New Yorker dedica attenzione al “nuovo e vigoroso” corso dell’ACLU, non dedica una parola ai rapporti tra Soros e questa associazione.

In buona sostanza, l’ACLU sta iniziando a fare ciò che normalmente dovrebbe fare un partito politico. E questo è un tema di grande importanza, che la dice lunga sulla situazione dei Democratici. Il Comitato Nazionale del partito Democratico (DNC - il massimo organo interno) è stato colpito dalla sindrome dell’inazione. Pochi americani vedono nel partito Democratico una fonte di leadership, cosicché i finanziatori si rivolgono altrove. Il Comitato ha a disposizione appena 8,7 milioni di dollari in cassa, oltre a 5,3 milioni di debiti, mentre il Comitato Nazionale Repubblicano può contare su 43,8 milioni di dollari e zero debiti.

Il partito Democratico non riesce più ad operare come organizzazione-ombrello e nemmeno come aggregatore di coalizioni. Per contrasto, attivisti come Tom Steyer, George Soros, o la stessa Planned Parenthood, tendono ormai a muoversi in modo autonomo, facendo loro ciò che il partito Democratico dovrebbe fare. Ma ognuno di questi soggetti “indipendenti” si batte per cause circoscritte. Un vero partito politico trascende gli interessi particolari e si pone trasversalmente rispetto alle diverse categorie sociali. La riforma del finanziamento all’attività politica e l’evoluzione dei mezzi di comunicazione hanno conferito centralità e visibilità a grandi donatori o ai gruppi di pressione, tagliando le gambe ai partiti e ai singoli candidati.

Non dico queste cose per colpire il partito Democratico mentre attraversa una fase difficile, ma perché credo nel sistema bipartitico. Sotto ogni aspetto, il modello che si regge su due grandi partiti ha sempre ben operato a servizio degli Stati Uniti e il suo smantellamento dovrebbe suscitare serie preoccupazioni in tutti noi. Non intendo dire che il partito Repubblicano non abbia anch’esso i suoi problemi. Anche qui ci sono lobby influenti, a partire dalla National Rifle Association [associazione tra i produttori di armi da fuoco - ndt]. Ma il GOP-Grand Old Party ha ancora la capacità di porsi come federatore ed è ancora in grado di catalizzare soggetti disparati, nonostante il cambio di linea politica che Trump è riuscito a indurre sul tema del commercio internazionale.

Donald Trump gareggiò per la Casa Bianca ponendosi come un outsider rispetto al partito, ma non ha cercato di smantellare quest’ultimo. Tutt’oggi, mentre le primarie per l’Election Day stanno arrivando a conclusione, le candidature al Senato, alla Camera e ai governatorati non registrano alcuna “invasione” di uomini o donne di stretta osservanza pro-Trump. D’altro canto, nessuno tra i candidati alle primarie locali del partito Repubblicano vuole essere accusato di non appoggiare sufficientemente il presidente. La popolarità di Trump all’interno del GOP è all’87%, il secondo livello più alto di qualsiasi presidente repubblicano, a quasi metà del primo mandato, dal 1945 ad oggi, superato solo da George W. Bush a seguito dell’attacco alle Torri gemelle di New York. È un fatto di cui si parla molto poco e che rende il presidente molto più forte rispetto agli altri leader repubblicani di quanto i mass media siano disposti ad ammettere.

Nel frattempo, il partito Democratico sembra volersi smantellare da solo. Le lobby esterne combattono per conto proprio le loro battaglie, i donatori sono tenuti a distanza, i potenziali candidati alla presidenza non sembrano persone capaci di ricostruire il partito. Se, come me, credete nel sistema bipartitico, capite bene che tutto ciò non è positivo. La disciplina di partito è evaporata, il che rende assai arduo governare il paese una volta che un Democratico dovesse arrivare alla Casa Bianca. Servono riforme che restituiscano centralità ai partiti e ai candidati, diminuendo il potere di influenza che oggi hanno i ricchi magnati e i gruppi di pressione con interessi particolari.


[1] Planned Parenthood è una grande federazione tra associazioni impegnate nel sostegno alla “pianificazione famigliare”. L’organizzazione, notissima in America, ha posizioni pro-abortiste - ndt.

© 2018, The Washington Post