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Macron, un presidente poco democratico

È uscita nei giorni scorsi, sul settimanale francese Valeurs Actuelles, una interessante intervista ad un giovane e brillante filosofo, François-Xavier Bellamy. Nato nel 1985, Bellamy si è laureato in filosofia alla Ecole Normale Supérieure, una delle università di eccellenza nel sistema accademico francese. Ha insegnato la sua materia in alcuni licei ed è stato poi eletto vice sindaco di Versailles, mentre ha perso, per pochi voti, l’elezione all’Assemblea Nazionale nelle liste dei Repubblicani (a vantaggio del candidato presentato da En Marche!, il movimento di Macron).

L’intervistatore esordisce citando una dichiarazione di Macron: “Non mi interessano gli intellettuali come Onfray o Finkielkraut. Sono collocati nei vecchi schemi. Guardano il mondo di ieri con gli occhi di ieri. Fanno chiasso con strumenti vecchi”. Per Bellamy queste parole smascherano la superficialità di Macron. Ritenere che il passato sia da buttar via e valga solo ciò che è “nuovo” significa rivelare una grave avversione alla cultura e all’intelletto. Il pensiero umano evolve di continuo sulla base di ciò che è già stato elaborato in precedenza. Altrimenti, ogni generazione dovrebbe ripartire sempre da zero. La cultura, soprattutto in area umanistica, non è che rielaborazione di ciò che altri hanno già realizzato prima di noi. Forse, solo i primi uomini delle caverne ebbero innanzi a sé una tabula rasa e la possibilità di iniziare da zero. Inoltre, Macron rivela intolleranza per le opinioni diverse dalle sue, cioè, in ultima analisi, per la natura stessa dell’idea democratica. Solo chi è “en marche”, come lui pretende di essere, è degno di attenzione.

Bellamy ha poi rimarcato l’opacità del presidente, cioè la sua volontà di non rivelare mai in modo chiaro ed esplicito quale sia la sua visione della Francia, impedendo agli avversari di avviare un qualsiasi confronto su questo punto centrale. Macron tradisce spesso la sua preferenza per il non detto, cercando di togliere spazi di manovra alle opposizioni. Il suo recente e importante decreto sulla riforma del lavoro è stato reso noto solo pochi giorni prima della sua entrata in vigore. Bellamy ha poi affermato che “un altro elemento rivelatore è il nuovo regolamento interno del gruppo parlamentare En Marche: ai deputati viene fatto divieto di co-firmare proposte di legge insieme a deputati di altri partiti! Non è mai successo prima nella storia della Repubblica”. E ancora: “Gli elettori hanno votato Macron per le sue promesse di democrazia partecipativa e ci ritroviamo con la presidenza più centralista, tecnocratica e giacobina che si sia mai vista”.

Bellamy ha sinora scritto tre libri, il primo dei quali, “Les déshérités ou l'urgence de transmettre” (“I diseredati, ovvero dell’importanza di trasmettere [la cultura]”), è stato premiato dall’Académie Française nel 2015. Nel saggio, Bellamy denuncia il sostanziale fallimento del sistema educativo francese, stante il suo rifiuto di trasmettere alle nuove generazioni la grande cultura nazionale ed europea, creando così generazioni di veri e propri “diseredati”, ragazzi cui non viene lasciato in eredità il patrimonio culturale che è stato faticosamente costruito nel corso dei secoli, talora a costo di guerre e martiri.

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