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Meno tasse? Per ora solo più informazioni su come vengono spese...

Secondo una recente comunicazione emessa dall’Agenzia delle Entrate, il 21% delle tasse pagate dai contribuenti italiani serve a coprire la spesa per le pensioni. In parallelo, la sanità pubblica assorbe il 19% delle entrate fiscali, mentre l’11% è destinato al pagamento degli interessi sul debito statale. Queste sono le prime tre voci della spesa pubblica nazionale. In pratica, sanità e pensioni, cioè costi destinati a crescere con l’invecchiamento della popolazione, assorbono il 40% del bilancio pubblico.

All’istruzione va un ulteriore 10,9%, mentre alla difesa e alla sicurezza è destinato l’8,8%. Tutte le altre voci oscillano, ciascuna, tra l’1,8% e il 6,6%. E’ interessante notare che l’Unione Europea consuma “solo” il 2,7% del bilancio, mentre i “Servizi generali della PA” assorbono ben l’8,3% delle entrate. Probabilmente è proprio in questo settore che si annida una gestione della spesa assai poco efficiente, con notevoli sprechi.

Questi dati, elaborati dal Ministero dell’Economia, saranno inseriti in una lettera che ogni contribuente riceverà nelle prossime settimane all’interno del proprio Cassetto fiscale. L’intenzione è quella di avvicinare i cittadini al tema della fiscalità e far comprendere in modo immediato a quali usi sono destinati i denari che ogni contribuente versa allo Stato. A grandi linee, si tratta di circa 30 milioni di contribuenti, dei quali 20 milioni hanno optato per il modello 730, e 10 milioni per il modello Redditi (il vecchio Unico).

Come ha dichiarato il direttore delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, «questo è un altro passo sulla strada di un fisco diverso, nonché un’operazione verità e di chiarezza su come tutti noi contribuiamo a dare forza allo Stato e ai servizi che usiamo tutti i giorni». Secondo analisi effettuate dal Sole 24 Ore sui dati di fonte ministeriale, le quattro province con i redditi medi più alti sono tutte collocate nel nord Italia, con Milano e Monza Brianza in testa. All’estremo opposto della classifica ci sono tutte aree meridionali e le isole maggiori. I capoluoghi di provincia con la maggior crescita del reddito medio sono Bergamo e Treviso (rispettivamente con il 2% e l’1,3% in più rispetto al 2016).

È il caso di ricordare che la spesa pubblica italiana incide ormai per il 45,5% del PIL. Si tratta di un valore altissimo, che in Europa è superato solo dalla Francia (50,9%). La Germania registra un’incidenza del 40,5%, il Regno Unito del 38,7% e la Spagna il 38,2%. La media Ue è del 42,6%. Londra è addirittura riuscita a far calare l’incidenza in questi ultimi otto anni, visto che nel 2010 il valore era pari al 43,5%. Il Regno Unito avrebbe molto da insegnarci.

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