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Moody’s promuove le banche greche

L’agenzia di rating Moody’s è più ottimista sulle prospettive del sistema bancario greco e prevede un miglioramento nella capacità di accesso ai finanziamenti degli istituti di credito nei prossimi 12-18 mesi. Per il 2018, l’agenzia prevede una crescita del Pil greco del 2% e del 2,2% nel 2019, sulla scia di un deciso aumento delle esportazioni e dei servizi, soprattutto il turismo. D’altronde, sono stati più di trentadue milioni i visitatori che quest’anno hanno scelto la Grecia, oltre tre volte la sua popolazione. Le agenzie di viaggio sono state letteralmente invase da richieste provenienti da ogni parte del mondo. Per evitare la congestione, l’isola di Santorini ha dovuto limitare l’accesso dei visitatori da dodicimila a ottomila persone in totale.

Dunque, un’economia in espansione rispetto agli ultimi anni, con un aumento delle esportazioni e una crescita della produzione industriale interna. Tuttavia, l’idea della ripresa non si è ancora radicata nell’opinione pubblica europea; nei dibattiti politici, quando si parla di Grecia, la parola “crisi” è ancora largamente diffusa. Anche se il rendimento dei titoli di Stato è tornato vicino alla media europea, il 22,2% della popolazione ancora fatica a pagare le bollette. “Il livello dei crediti deteriorati diminuirà gradualmente”, ha spiegato Nondas Nicolaides, vice presidente dell’ufficio crediti di Moody’s. L’analista è convinto che le banche elleniche riusciranno, entro la fine del 2019, a ridurre l’entità dei crediti inesigibili. L’agenzia, nell’auspicare che prosegua il cammino delle riforme, ha infine rilevato che le banche continueranno ad affrontare scogli pesanti, come la disoccupazione e le scarse opportunità d’indebitamento.

Intanto, il 20 agosto 2018, dopo otto anni di crisi, si è chiusa l’era della Troika, che aveva avuto il compito di monitorare i piani di assistenza finanziaria per la Grecia. Un segnale positivo che, dopo anni di profonda recessione economica, apre per il paese la speranza di una nuova ripartenza.

La progressiva uscita della Grecia dalla crisi sta avendo come effetto collaterale quello di portare alla luce ricerche e studi apertamente critici verso l'operato del Fondo Monetario Internazionale durante gli anni 2007-2011. Già nel 2016 uscì un report di analisi redatto dalla struttura interna di controllo del Fondo, l'Independent Evaluation Office, che riporta direttamente al Board bypassando il Direttore generale. Il giornalista inglese Ambrose Evans-Pritchard del Telegraph (testata che collabora con Thema International) ha studiato a fondo le oltre seicento pagine del rapporto e ha scritto che “se le azioni del Fondo potevano apparire giustificabili nel pieno della crisi, la verità è che la Grecia è stata sacrificata per salvare l’euro e le banche del Nord Europa. La Grecia ha dovuto sopportare una terapia shock a base di austerità senza le tradizionali compensazioni prescritte dell’FMI: la ristrutturazione del debito e la svalutazione competitiva”.

Secondo un altro studio sulla storia della crisi greca (purtroppo Evans-Pritchard non specifica la fonte) “il paese è stato costretto ad una stretta fiscale violentissima, pari all’11% del PIL nei primi tre anni. Più la situazione peggiorava, più il paese era costretto a tagliare, in quello che l’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis ha definitowaterboarding fiscale’ ”. 

Ci auguriamo che la vicenda greca abbia permesso alle autorità finanziarie internazionali di imparare molto dagli errori commessi, di modo che se una crisi di questo tipo dovesse ripetersi - e il pensiero non può che andare al nostro paese - le terapie saranno assai più ponderate e non distruttive.

© 2018, Thema International