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Notizie e investimenti: maneggiare con cura...

Tutti amano ascoltare notizie interessanti, ma spesso ciò può tradursi in una perdita di denaro.

Su Bloomberg ci siamo recentemente occupati del ritorno della volatilità in questo primo trimestre rispetto al 2017. Ho ricevuto diverse reazioni alla mia idea secondo cui i mercati a volte sembrano del tutto ignorare le notizie di stampa, mentre altre volte rincorrono ogni titolo che appare sui media.

Questo perché, a mio avviso, molta gente immagina il rapporto tra mercati e notizie al contrario di come in realtà esso si svolge.

Diversamente da quanto in genere si crede, non sono le notizie ad indirizzare i mercati o i prezzi; sono piuttosto i mercati che condizionano coloro che producono notizie.

Come ebbi a scrivere in un recente articolo:

“L’anno scorso, gli Stati Uniti lanciarono dei missili sui russi che combattono in Siria, e i mercati quel giorno chiusero in rialzo; gli USA diffusero tremende minacce contro il regime canaglia della Corea del Nord, ma mr. Mercato fece spallucce; il presidente Trump fu assediato da una serie di scandali in grado di mettere a rischio la presidenza stessa, ma il mercato continuò la sua rincorsa.

Confrontate tutto ciò con quello che è accaduto quest’anno: quando le tensioni con la Corea del Nord si sono accumulate, l’indice Standard & Poor’s è caduto pesantemente.

E che dire della guerra commerciale? Trump quest’anno ha preso la questione sul serio e i mercati hanno reagito di conseguenza, cioè negativamente. Eppure, ciò non avrebbe dovuto stupire nessuno, poiché l’agenda populista-protezionista è stata parte integrante delle sue promesse elettorali”.

Se siete convinti che il mercato sia efficiente, che tipicamente incorpori nei prezzi tutte le informazioni disponibili, allora quanto accaduto quest'anno non vi dovrebbe stupire.

Se avete dubbi sul fatto che siano i mercati ad indirizzare le notizie, il mio esempio preferito (a suppoto di questa idea - ndt) riguarda le prime settimane della guerra in Iraq, molti anni fa. In quei giorni, un titolo di giornale riportò: “Il bombardamento di una storica moschea affonda i titoli e porta alle stelle il prezzo del petrolio”. E’ una spiegazione conforme alla narrazione classica: quel dato evento ha causato quella data reazione. Ma spesso ciò è fuorviante, considerato quanto può giocare il caso nella fluttuazione dei prezzi su base giornaliera, e quanto rapidamente i corsi possono invertirsi. Infatti, alla fine di quella stessa giornata i prezzi tornarono in territorio positivo, e il rialzo dei prezzi del petrolio cessò con la stessa rapidità con cui era iniziato. Il titolo sui giornali dovette pertanto essere modificato in: “Nonostante il bombardamento di una storica moschea, i mercati si sono ripresi e il prezzo del petrolio è tornato stabile”. I fatti erano cambiati (il prezzo era ridisceso – ndt), ma la narrazione di base era rimasta invariata (i giornalisti continuarono a voler correlare i mercati con la cronaca di guerra - ndt).

Quando c’era solo la carta stampata, errori così palesi apparivano di rado nei titoli dei giornali. Nell’era di internet e delle notizie diffuse 24 ore al giorno per 7 giorni su 7, gli errori si scoprono con maggiore facilità.

I media hanno quindi imparato che è più prudente usare espressioni neutrali al posto di espressioni come “a causa di”. Se la storia sopra riferita accadesse oggi, probabilmente sarebbe riportata con un titolo come: “Bombardamento sulla storica moschea, il prezzo dei titoli crolla, vola il prezzo del petrolio”. Si dà atto di una correlazione, ma si evita di esprimere un rapporto di causa-effetto.

Senza dubbio, le vere notizie sono in grado di indirizzare i mercati, ad esempio quando viene alla luce un nuovo scandalo, oppure si ha notizia di un’acquisizione societaria, o quando il livello degli utili comunicato da un’impresa è inferiore alle attese. Tutto ciò incide sul prezzo delle azioni e sui mercati, perché si tratta di informazioni che non sono già riflesse nei prezzi dei titoli. Ma eventi come questi sono in fondo piuttosto rari. La maggior parte delle notizie diffuse dai media riflette la normale inclinazione degli esseri umani a raccontare storie “memorabili”, anziché concentrarsi su pochi e asciutti dati, che nessuno è poi in grado di tenere a mente.

E se avete bisogno di qualche conferma in proposito, vi basti considerare che:

N.1) Metodo narrativo: tutti gli editoriali e gli articoli fanno uso dei tradizionali strumenti della letteratura. Ritroviamo quindi dei personaggi ben definiti, spesso in conflitto tra loro, con accentuazione dei temi del “buono” e del “cattivo”. Le storie si sviluppano sino a loro climax, con vincitori e vinti. La narrazione è spesso avvincente, spesso anche divertente. Questo fa sì che il contenuto degli articoli si concentri di meno sul contesto e sull’accuratezza dell’analisi, e di più sull’efficacia della modalità narrativa.

N. 2) Maggiore sensibilità verso i pericoli: l’evoluzione ha strutturato il nostro cervello in modo da farci riconoscere ciò che può mettere a rischio la nostra sopravvivenza. Si può dire a ragione che una manifestazione di questa caratteristica si ritrovi anche nella maggiore attenzione che nutriamo verso gli eventi negativi, piuttosto che verso i segnali di progresso o le buone notizie. Le buone notizie non forniscono un vantaggio competitivo ai fini procreativi. Non accorgersi di una minaccia significa avere meno possibilità di trasmettere i propri geni, a tutto vantaggio degli individui che riescono meglio a identificarli.

N. 3) Sbilanciamento nella copertura dei fatti: i media possono trasmettere una visione distorta del mondo. Ad esempio, i media statunitensi tendono ad enfatizzare oltre modo gli eventi nazionali, e tralasciano i fatti che riguardano il resto del mondo. Ciò determina e rafforza una visione del mondo che si pone semplicemente al di fuori della realtà.

La tendenza ad immaginare i fatti come fossero un racconto di sconfitte economiche ed esperienze fallimentari è sempre presente.

Gli esseri umani adorano sentirsi raccontare una storia avvincente, anche se fa a pugni con i fatti.

Il metodo “narrativo” ci fornisce storie memorabili ed interessanti, ma queste non esprimono un’immagine accurata del mondo. Gli investitori farebbero bene a tenerlo presente.

© 2018, Bloomberg