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Per l’Europa è il momento di pianificare un futuro senza gli Stati Uniti

Dopo aver dichiarato per settimane, che gli alleati europei “ci devono un’enorme quantità di denaro, per tutti gli anni già trascorsi” – in realtà gli europei spendono molto più degli americani per la difesa [1] – e dopo aver definito gli stati membri della Nato dei “negligenti” o peggio, giovedì scorso il presidente Trump sembra aver anche voluto lanciare un ultimatum agli alleati europei: pagate tutto, investite il 2% del PIL in spese militari, e fatelo subito – oppure gli Stati Uniti si tireranno fuori. “Noi siamo in grado di continuare da soli” – avrebbe dichiarato ai partner europei, a detta di molti presenti.

Alla conferenza stampa dopo il summit, Trump ha anche affermato che i leader europei avevano ceduto alle sue richieste. Ha sostenuto che essi hanno accettato di raggiungere più celermente l’attuale obiettivo di una spesa militare al 2% del PIL e che non hanno escluso, in futuro, di incrementarla fino al 4%. Quest’ultima affermazione è stata però subito contestata dal presidente francese Emmanuel Macron, che ha fatto riferimento al documento finale del Summit, dove nulla del genere è menzionato. Il segretario generale della NATO, a sua volta, ha preferito eludere la domanda a proposito del 4%. I leader di Regno Unito e Germania hanno invece, a quel punto, cancellato le rispettive conferenze stampa già in programma.

Non c’è da stupirsi di questo imbarazzo: è piuttosto arduo esprimersi, al punto in cui siamo giunti. Adesso, per gli alleati europei si pone un interrogativo di importanza fondamentale, ma di difficile soluzione: si tratta di capire se le minacce di Trump – così come le esagerazioni che le accompagnano – rappresentino solo una tattica, intesa in fin dei conti solo a fortificare l’alleanza occidentale, oppure se esse realmente rivelino la volontà di Trump di porre fine alla coalizione atlantica.

Se la prima ipotesi fosse quella giusta, forse gli alleati farebbero bene a prendere sul serio le proteste di Trump. Sarebbe anche una scelta saggia ignorare le sue spacconate, porgere l’altra guancia, consentirgli di prendersi il merito di aver realizzato degli obiettivi di spesa già fissati dall’amministrazione Obama, e infine lasciarsi le polemiche alle spalle. Se si considerano le chiare minacce di aggressione russa dall’est, così come i rischi di terrorismo provenienti dal sud Europa, allora l’eterna richiesta americana di maggiori investimenti europei appare legittima. Sono numerosi gli stati europei che dovrebbero investire maggiori risorse e rafforzare la loro potenza militare. Per l’Europa, la presenza americana nel Vecchio Continente è necessaria. Inoltre, nella realtà dei fatti, l’alleanza si sta dimostrando più solida e più collaborativa di quanto non sia mai stata. Se si tratta, per gli alleati degli Stati uniti, di sopportare qualche volta le finzioni di Trump – o lasciare che si prenda il merito di aver risolto crisi fittizie, forse è un prezzo che vale la pena pagare.

Ma che accade se la strategia di Trump mira a qualcos’altro?

É bene, a questo punto, non dimenticare che, da decenni, Trump definisce la NATO uno spreco di denaro. Nel 2000 scrisse: “l’America non detiene interessi di vitale importanza in Europa”. “I loro conflitti non devono costare vite americane. Tirarsi fuori dall’alleanza con l’Europa farebbe risparmiare ogni anno a questa nazione miliardi di dollari. Il costo delle truppe NATO stanziate in Europa è altissimo. Questi fondi ovviamente potrebbero essere utilizzati per scopi più utili”.

Nel corso della sua campagna elettorale, Trump rifiutò di riconoscere la garanzia di protezione offerta dall’Articolo 5 della NATO. Anche in occasione del suo primo summit NATO, lo scorso anno, non volle ribadire la validità dell’Articolo 5, sebbene un funzionario della sua stessa amministrazione avesse assicurato che lo avrebbe fatto. E sono numerose le occasioni in cui Trump si è lasciato andare ad autentici insulti nei confronti degli alleati NATO, tra i quali il primo ministro britannico e la cancelliera tedesca; è arrivato al punto di accusare Angela Merkel di permettere che la Germania venga “controllata” dalla Russia: un chiaro attacco preventivo in vista dell’incontro in programma con il presidente Putin.

D’altra parte, se Trump mira a destabilizzare ed indebolire l’alleanza occidentale, fino ad un suo possibile scioglimento, porgere l’altra guancia sarebbe per gli europei un grande errore. Al contrario, essi dovrebbero esercitare forti pressioni sui sostenitori dell’Europa presenti nel Congresso degli Stati Uniti ed al Pentagono. Sarebbe forse anche il momento di pianificare delle soluzioni alternative, come un accordo lampo sull’istituzione di nuove strutture militari totalmente europee, tra le quali un vero esercito europeo.

Certamente, si tratterebbe di spendere di più per la difesa, con una particolare attenzione alla creazione di propri sistemi di comando e di controllo. Sarebbe anche il caso di contemplare delle possibili reazioni al ricatto americano: se Trump mira a barattare accordi commerciali in cambio di protezione militare, l’Europa si trova in un’ottima posizione per trattare, essendo il maggior partner commerciale degli Stati Uniti. Le società americane godono infatti di privilegi sul mercato europeo, che non sono stati invece concessi da Cina o Russia. Peraltro, questa situazione potrebbe cambiare in futuro.

Uno scenario come questo, ovviamente, sarebbe svantaggioso per tutti. Ci troveremmo tutti più poveri e meno al sicuro. Gli europei sarebbero in quel caso obbligati ad investire considerevolmente di più nella difesa, anche oltre le pretese di Trump; oltretutto, la regola che da sempre vieta ad ogni Stato europeo, eccetto Regno Unito e Francia, di detenere armi nucleari, potrebbe essere rivista; la stessa pace dell’Europa centrale sarebbe messa a rischio. Perfino la capacità degli Stati Uniti di proiettare la propria potenza su Medio Oriente ed Asia, grazie alle basi in Europa, subirebbe un sensibile ridimensionamento. Questo, naturalmente, è il motivo per cui la Russia appoggia con entusiasmo questa disputa.

Trump, dal canto suo, ad ogni summit si mostra sempre più drastico e più scortese. Se la sua vera intenzione è davvero quella di distruggere l’alleanza atlantica, i rischi risulteranno ancora maggiori se gli europei non trarranno in tempo le giuste conclusioni.

 

[1] L’autrice dell’articolo si riferisce certamente alla totalità dei paesi europei, assommati fra loro: è ben noto che gli Stati Uniti sono, di gran lunga, il paese con le spese militari più alte di qualsiasi altra nazione singolarmente considerata – ndr.

© 2018, The Washington Post