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“Se è buono per il tuo bambino, lo è anche per il mio”: i social network del latte materno

Qualche giorno fa, una neomamma di nome Alicia ha postato una “offerta di latte materno” online. Su Facebook è apparso il seguente messaggio: “Sono mamma di un neonato (4 settimane). Poiché io lavoro, è mio marito a prendersi cura di lui. Estraggo il latte con il tiralatte quando sono fuori casa e ne ho prodotto più del necessario”.

La donna ha fornito il proprio indirizzo, nella contea di Durham, ed ha assicurato di non assumere farmaci e di seguire una dieta alimentare normale ed equilibrata.

Alicia, che ha inserito il post nella pagina “Human Milk 4 Human Babies UK”, è una delle migliaia di neomamme che utilizzano i social media per scambiare il latte materno.

La pagina è seguita da circa 17.000 persone, e non è l’unico forum dedicato allo scambio online e gratuito di latte materno, senza che esistano norme di legge al riguardo. Altri network sono nati con lo stesso obiettivo: mettere in contatto le donne che allattano e producono latte in quantità superiore alle proprie necessità con altre neomamme desiderose di dare latte materno ai propri figli ma che, per diverse ragioni, ne producono in quantità insufficiente o non ne producono affatto. 

Eppure tale pratica, finita sotto i riflettori a seguito di un’inchiesta della BBC, suscita molti timori per i gravi danni che può arrecare alla salute, al punto che sia il Ministero della Salute, sia la Food Standards Agency, hanno messo in guardia contro di essa. Coloro i quali si oppongono a tale pratica sostengono che tra i pericoli della donazione non controllata di latte materno vi è il rischio di contrarre malattie e virus trasmissibili per via ematica, come l’HIV, la sifilide e l’epatite B, o varie pericolose infezioni batteriche, come ad esempio l’escherichia coli.

Sempre in questi giorni, una donna di nome Josie ha postato il seguente messaggio: “Offro circa 700ml di latte estratto durante le prime settimane di vita di mia figlia, che purtroppo non può prenderlo perché contiene tracce di latticini e di soia…Al momento sono nel Moray ma domani mi sposto a Inverness, quindi vorrei donarlo a chi ne avesse bisogno!”

Josie afferma di non fumare, di essere astemia e vegetariana, informazioni che sembrano suggerire la purezza e la qualità del proprio latte donato.

Tuttavia, tali assicurazioni potrebbero non essere sufficienti a garantire la sicurezza secondo gli standard sanitari.

La pagine dei social media non sono l’unico canale usato dalle madri per questo tipo di scambio: in tutto il Regno Unito e in Irlanda esistono 16 “banche del latte” ufficiali dove il prezioso alimento è soggetto a rigorose analisi sanitarie. Le donatrici vengono sottoposte a un dettagliato controllo della salute e dello stile di vita, oltre che a un esame del sangue per l’HIV, l’epatite B e C, la sifilide e il virus linfotropico HTLV. Il latte materno viene tirato in condizioni igieniche controllate presso l’abitazione della donatrice, immediatamente congelato e ritirato direttamente dal personale della banca del latte.

Una volta pervenuto alla banca, il latte viene analizzato e, se il tasso batteriologico supera i livelli di sicurezza, viene buttato via. Il latte che ha superato i test viene pastorizzato per 30 minuti, un trattamento che, secondo il sistema sanitario pubblico (NHS), garantisce “la totale sicurezza del prodotto”.

In teoria, questo latte è a disposizione di qualunque neomamma ne avesse bisogno. Una dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’UNICEF, e riportata sul sito dell’NHS nella pagina dedicate alle banche del latte, recita: “Qualora non fosse possibile per la madre naturale allattare al seno, la prima alternativa, se disponibile, dovrebbe essere il latte umano da altre fonti. Banche del latte umano dovrebbero essere disponibili in condizioni appropriate”.

Tuttavia, in realtà, il latte “sicuro” delle banche del latte è principalmente riservato ai lattanti con problemi clinici o nati prematuri, il che induce le madri di quei bambini che non rispondono a questi requisiti, a navigare in Internet in cerca di fonti alternative. D’altronde, la posta emotiva in gioco può essere molto alta.

Una mamma di nome Natalie, della zona nord occidentale di Londra, ha postato questo messaggio: “Il mio bambino ha solo nove settimane e io non riesco più ad allattarlo perché mi sono ammalata. Sono ricorsa al latte artificiale, anche se l’idea non mi piace affatto. Avevo programmato l’allattamento al seno per tutto il suo primo anno d’età, ma ho fatto completamente fiasco. Il latte offerto da donatrici sarebbe un buon compromesso”.

Il NHS, sollecitato sulla questione, sta cercando di migliorare il sistema di distribuzione attraverso canali ufficiali, affinché donne come Natalie non debbano essere costrette a rivolgersi altrove. Ma nel frattempo, le comunità online che hanno preso la situazione in mano continuano convinte per la loro strada: le donatrici sono spinte dal desiderio di aiutare altre mamme mentre le destinatarie sono animate dal desiderio di offrire ai propri neonati il miglior inizio alla vita.

Come ha scritto recentemente Bryanie, una mamma in cerca di una donatrice: “Non siamo schizzinose...credo che se va bene per il tuo bambino, allora va bene anche per il mio”.

In molte sembrano condividere questa opinione, in un angolo dei social media dedicato al latte materno.

© Telegraph Media Group Limited (2017)