I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
Logo 01
Content
Top

Sedentarietà: un “serial killer” che non scopre le sue carte

Restare seduti diverse ore al giorno uccide! Come fare per evitarlo?

Secondo l’ONAPS (Osservatorio nazionale dell’attività fisica e della sedentarietà), il solo fatto di stare seduti per più di tre ore al giorno sarebbe causa del 3,8% di tutti i decessi, indipendentemente dall’attività fisica praticata in parallelo! Il punto è che questa soglia di tre ore in posizione seduta è spesso ampiamente superata e continua a crescere: si stima che tra i quarantenni il tempo passato senza svolgere alcuna attività fisica (su un mezzo di trasporto, in ufficio, davanti alla televisione, e così via) sia di dodici ore nel caso di una giornata di lavoro e di nove nel caso di un giorno feriale! Il professor François Carré - specialista in cardiologia e in medicina dello sport all’ospedale Pontchaillou di Rennes e autore di Danger et sédentarité, vivre plus en bougeant plus (Ed. Cherche Midi)[1] - conferma il rischio di questa situazione: “Essere sedentari significa stare seduti una media di almeno sette ore al giorno. Pertanto, solo per compensare gli effetti deleteri della sedentarietà bisognerebbe praticare da un’ora e mezza a due ore minimo di attività fisica al giorno”.

La sedentarietà può essere aggravata dall’inattività: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, se non raggiungiamo i 150 minuti di attività fisica settimanale moderata (ovvero 30 minuti al giorno, cinque volte alla settimana) o i 75 minuti di attività fisica intensa (25 minuti, tre volte a settimana) possiamo considerarci inattivi. I rischi non sono affatto da sottovalutare. “Per ogni ora successiva alle prime quattro trascorse quotidianamente in posizione seduta, la mortalità cresce del 2%; per ogni ora successiva alle otto ore al giorno seduti la mortalità cresce dell’8%. Superate le 10 ore, si schizza al 34%. Restare seduti può quindi essere considerato come potenzialmente letale! Al contrario, restare in piedi tutto il giorno facendo lavorare, seppure al minimo, i muscoli delle gambe contribuirebbe a ridurre il tasso di mortalità cardiovascolare (pur aumentando i problemi legati alla circolazione venosa) del 21%: e questo semplicemente alzandosi in piedi da una posizione seduta, per almeno un quarto della giornata – come precisato dal professor Michel Galinier, primario di cardiologia al Centro Ospedaliero Universitario di Toulouse. Il quale prosegue spiegando che “se consideriamo i fattori di rischio collettivi, la sedentarietà ha ormai superato il tabagismo poiché coinvolge un maggior numero di persone. Il fatto di essere sedentari, infatti, fa crescere i fattori di rischio cardiovascolare più classici, come sovrappeso, diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemia”.

Il fatto inquietante è che “essendo in questi ultimi anni fortemente diminuito il tempo dedicato all’attività fisica, le giovani generazioni sono ad altissimo rischio. È cresciuto il numero di bambini che non praticano nessuna attività fisica: è infatti molto più comodo accendere la televisione o il computer e magari – peggiorando la situazione - fare contemporaneamente uno spuntino”. La conseguenza è che solo un terzo degli adolescenti tra gli 11 e i 17 anni pratica almeno 60 minuti al giorno di attività fisica, come raccomandato dall’OMS per questa fascia di età. Sempre secondo il professor Carré, “questo dato è confermato dalla diminuzione della prestanza fisica – il miglior indicatore dell’aspettativa di vita, in condizioni di buona salute -  riscontrata tra i ragazzi delle scuole medie. Si dimentica così che l’attività fisica non è, nel modo più assoluto, una perdita di tempo. Al contrario, tutte le ricerche confermano una relazione positiva tra il livello di attività fisica e la qualità del rendimento scolastico”.

Quali soluzioni si possono immaginare? “Incoraggiare i bambini a recarsi a piedi a scuola, ad usare il monopattino o i pattini per andare a prendere il pane, ecc. Oppure trarre ispirazione dai paesi scandinavi, dove alle elementari sono ufficialmente previste delle pause per far “sgambettare” i bambini, ai quali viene richiesto di alzarsi dai loro banchi per alcuni minuti e ad intervalli regolari per correre, saltare, ecc., Infine, smettere di venerare i corpi delle modelle anoressiche, ed iniziare invece a valorizzare il fisico delle atlete, per dare ai giovani motivazioni più valide”, queste le proposte del professor Carré.

“Un altro problema è legato alla scelta di una facoltà molto impegnativa (come per esempio medicina):  il 90% degli studenti che prima praticavano un’attività fisica regolare smettono del tutto di praticarne una fino alla laurea, e questo è inaccettabile”. Sarebbe opportuno integrare lo sport agli studi universitari, come già fanno alcune scuole di ingegneria (in particolare l’Insa, l’Istituto nazionale delle discipline sportive applicate), nelle quali lo sport viene a tal punto valorizzato che sportivi di alto livello come François Gabart o Armel Le Cléac’h – due eccezionali velisti – sono stati messi in grado di portare avanti, in parallelo, gare ad alto livello e studi universitari. “Ognuno di noi ha il futuro nelle proprie mani (pensiamo al fumo, all’alimentazione) ma, per quanto attiene l’attività fisica, anche nei propri piedi. Raggiungere il livello di attività fisica raccomandato è molto più facile di quanto si possa credere perché a questo contribuisce ogni singolo movimento della vita quotidiana, incluse le pulizie di casa, gli svaghi, il bricolage, il giardinaggio, il lavoro, ecc. Anche il tempo necessario per recarsi al lavoro dev’essere utilizzato per compensare il tempo passato dietro ai vari schermi. Si considera utile, allo stesso modo, il fatto di alzarsi dalla propria sedia cinque minuti ogni mezz’ora per mettersi semplicemente in piedi o camminare”. Per concludere, il professor Galinier ci ricorda che “è altresì possibile combinare diverse attività per raggiungere la soglia minima raccomandata di attività fisica”.


1] Rischio sedentarietà, vivere più a lungo muovendosi di più – ndt.

© Nathalie Szapiro-Manoukian, 2018, Le Figaro