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Sorpresa: il calo delle nascite prelude l’arrivo di una recessione…

L’andamento della Borsa, i rendimenti obbligazionari, i prezzi delle materie prime, gli investimenti delle imprese o i flussi commerciali, forse persino la lunghezza delle gonne… Sono molti e differenti i fattori che nel tempo gli economisti e gli esperti di finanza hanno preso in esame per riuscire a prevedere le recessioni. Alcuni sono seri, altri un po’ meno. Adesso eccone qui un altro, che nessuno aveva mai considerato prima d’ora: il tasso di natalità.

Nel corso degli anni, si è osservato che il numero delle nascite cala quando l’economia comincia a dare segni di crisi: se i guadagni si riducono, le coppie aspettano a programmare l’arrivo di un altro figlio. Tuttavia, secondo un nuovo e interessante report realizzato dal National Bureau of Economic Research, c’è anche un’altra realtà che emerge dai dati: il tasso di natalità si abbassa prima dell’inizio di una recessione, non dopo di questa.

Se ciò fosse vero, potrebbe certamente essere un metodo utile per prevedere un’imminente fase di declino. Oltretutto, cosa piuttosto preoccupante, è venuto fuori che il numero dei bambini nati in Gran Bretagna e negli Stati Uniti è crollato in modo allarmante nell’ultimo anno. Questo potrebbe essere il segnale dell’avvicinarsi di un periodo difficile.

Non sorprende molto il fatto che, quando si verifica una crisi economica, nascano meno bambini. Ovviamente, ci sarà sempre un certo numero di nascite perché, a rischio di affermare l’ovvio, non sempre queste cose vengono pianificate…

Ma per quanto sia possibile pianificare, è probabile che le coppie decidano di posporre il concepimento di un secondo o terzo figlio se sono preoccupate di perdere il posto, se i loro straordinari vengono tagliati o se il loro orario di lavoro è stato ridotto. Dopotutto, come qualsiasi genitore potrà testimoniare, crescere un bambino costa uno sproposito e non è certo un’esperienza da provare quando si è a corto di denaro.

Gli autori del paper “Is Fertility A Leading Economic Indicator” (La fertilità è un indicatore che anticipa l’andamento economico?) - Kasey Buckles, Daniel Hungerman e Steven Lugaer - sono partiti da questo concetto basilare e l’hanno esaminato in un modo differente. Dopo aver analizzato i dati di più di 100 milioni di nascite negli Stati Uniti e averli messi a confronto con l’andamento dell’economia, hanno scoperto che la fertilità comincia a diminuire molti trimestri prima del crollo dei mercati. “Nel periodo iniziale di un arretramento economico, la percentuale dei concepimenti si riduce molto rapidamente e questo calo comincia molti trimestri prima dell’inizio di una vera e propria recessione”, affermano i ricercatori.

“Questo schema si dimostra valido, negli Stati Uniti, sia per la Grande Recessione del 2007 sia per quelle del 1990 e del 2001”.

Secondo i dati raccolti, il calo non è dovuto a un aumento degli aborti o delle morti in grembo, ma piuttosto a una diminuzione dei concepimenti. E spesso si tratta di un calo di dimensioni molto significative: durante la Grande Recessione, per esempio, il numero delle nascite è crollato di quattro punti percentuale.

Il tasso di natalità è un dato molto efficace per prevedere una recessione, a volte anche migliore di altri indicatori. Non ne è completamente chiaro il motivo. L’articolo, però, ipotizza che la decisione di pianificare un concepimento, trattandosi di un progetto rivolto al futuro, potrebbe essere particolarmente sensibile ai cambiamenti che riguardano il mercato del lavoro, la crescita dei salari e il senso di fiducia nel suo complesso. È sufficiente che una persona percepisca una vibrazione leggermente negativa nell’ambito del lavoro, perché decida di rimandare l’arrivo di un figlio. Così questo dato risulta essere un accurato segnale anticipatore dell’andamento dell’economia.

Si tratta certamente di un interessante integrazione alla serie di indicatori già esistenti, anche se potrebbe passare del tempo prima che il Monetary Policy Committee (Comitato per la politica monetaria) ritenga necessario chiedere ai medici di base i risultati degli ultimi test di gravidanza per decidere se alzare di mezzo punto i tassi di interesse.

La novità, tuttavia, può esser foriera di una cattiva notizia: negli Stati Uniti, il tasso di natalità ha raggiunto un record negativo.

Parallelamente, in Gran Bretagna è stato registrato il valore più basso in dieci anni: nel 2016, l’ultimo anno per cui sono disponibili dati completi, ci sono state 774.885 nascite, molto meno delle oltre 800.000 del 2012.

Purtroppo, se l’analisi è nel giusto, questi dati non indicano solamente che in futuro avremo una popolazione più ridotta, ma significano che ci stiamo già dirigendo verso la prossima recessione - e i recenti cali di Borsa non faranno altro che peggiorare.

© Telegraph Media Group Limited (2018)