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Theresa May attacca la mentalità “obsoleta” delle università e dà il via a una revisione dei finanziamenti e dei corsi

Durante il discorso tenuto a Derby, lo scorso 12 febbraio, Theresa May ha attaccato la "mentalità obsoleta" dell'educazione universitaria, sostenendo che ci sono troppi laureati e che le rette universitarie sono troppo elevate.

Il primo ministro ha lasciato intendere che lo snobismo nei confronti degli istituti tecnici e professionali abbia portato a considerarli un "qualcosa di adatto per i figli degli altri"; la sua intenzione, invece, è quella di dare lo stesso valore all'educazione accademica e a quella tecnica, per i ragazzi che hanno più di diciott'anni.

Annunciando una verifica sull’istruzione superiore e sui finanziamenti accademici, Theresa May ammette che l'attuale sistema delle tasse universitarie non funziona bene, perché le somme pagate dagli studenti non hanno alcun rapporto con "il costo o la qualità dei corsi che frequentano".

La verifica governativa durerà un anno e avrà il compito di individuare possibili ipotesi di riforma del sistema di finanziamento. Su questo aspetto, Damian Hinds, ministro dell'Istruzione, si mostra favorevole a effettuare tagli alle rette dei corsi di lettere, arti e scienze sociali, che sono i più redditizi per le università ma spesso portano i benefici minori agli studenti.

Il primo ministro May vuole che i ragazzi, una volta terminata la scuola superiore, abbiano la possibilità di fare "scelte più efficaci", evitando così di iscriversi all'università solo perché gli istituti tecnico-professionali sono ritenuti un’alternativa di serie B.

Un'istruzione superiore "che funzioni per tutti i nostri giovani", ha dichiarato, esigerà "pari opportunità di accesso all'insegnamento di grado universitario, indipendentemente dal background di ogni studente, il che significa dare pari attenzione anche alle alternative di tipo tecnico-professionale".

Theresa May ha detto che "attualmente, per i giovani che non intraprendono gli studi accademici, i percorsi di istruzione superiore in campo tecnico e professionale sono difficili da seguire, i livelli qualitativi variano troppo tra i diversi settori e gli aiuti finanziari sono disomogenei. Quindi, questo è il momento di agire per creare un sistema che sia abbastanza flessibile da assicurare a ciascuno il tipo di istruzione che gli è più congeniale".

La verifica avviata dal governo, che avrà il supporto di un comitato con consulenti esterni e indipendenti, prenderà in esame anche il sistema di finanziamento; tra le opzioni che potranno essere considerate c'è anche una tassa di laurea.

Secondo fonti all'interno del governo, si sarebbe stabilito che le rette di iscrizione verranno confermate e che i costi per l'università non dovranno essere attinti dalla fiscalità generale. Entro questi vincoli, “ogni altra opzione è sul tavolo”.

Theresa May ha inoltre dichiarato che “contrariamente a quanto ci si aspettava dal sistema di tasse scolastiche variabili, non si è creata vera competizione tra le università. Quasi tutti gli atenei alzano il più possibile le rette per i corsi di laurea di primo grado. I percorsi triennali rimangono la norma e quanto viene fatto pagare non ha alcun rapporto né con il costo [sostenuto dall’università - ndt], né con la qualità del corso. In questo momento abbiamo uno dei sistemi di tassazione universitaria più cari al mondo”.

Il resoconto del comitato sarà pubblicato in una fase intermedia dei lavori e l’intera verifica sarà conclusa all’inizio del 2019.

La settimana scorsa, il ministro Hinds ha espresso la sua volontà di fare in modo che le università offrano un maggior numero di corsi biennali, di corsi “sandwich” che alternino periodi di studio a esperienze di lavoro, e di corsi “per pendolari”, che permettano agli studenti di rimanere a vivere in casa propria, evitando i costi di un alloggio esterno.

A quanto sostiene mr. Hinds, le future rette saranno determinate da “una combinazione di tre elementi: il costo effettivo del corso, i benefici che esso offre allo studente e quelli che apporta al nostro paese, ivi inclusa la nostra economia”.

Damian Hinds, nominato nel rimpasto del mese scorso, ha anche detto che vorrebbe ampliare maggiormente i licei esistenti, ma ha precisato in un’intervista concessa ad Andrew Marr, commentatore politico della BBC, che non è favorevole a crearne di nuovi.

Intanto, Sam Gyimah, ministro dell’Università e della Ricerca, ha dichiarato che gli studenti avrebbero diritto a essere risarciti nel caso in cui gli imminenti scioperi dei professori ostacoleranno gli studi. Secondo il ministro, gli studenti godono degli stessi “diritti dei consumatori” e quindi dovrebbe essere loro garantito un indennizzo qualora non ricevessero il servizio per cui hanno pagato.

© Telegraph Media Group Limited (2018)