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Tre buone ragioni per applaudire alla riduzione del settore pubblico

Nessuno ritiene che il settore pubblico non debba esistere, ma è chiaro che i sistemi economici funzionano meglio quando il settore pubblico è relativamente piccolo e ben remunerato.

La produttività è bassa, la crescita stagnante, i salari sono ancora sotto pressione e il deficit è ben più alto di quanto dovrebbe in questa fase del ciclo economico. Ci sono ottime ragioni per essere preoccupati dello stato dell’economia britannica. Ma c’è anche una buona notizia: l’occupazione nel settore pubblico ha raggiunto il minimo storico.

E’ dal 1999, cioè da quando si raccolgono dati statistici in questo settore, che non si registrava un numero così basso di impiegati statali; ed è un numero inferiore a quello dei paesi nostri maggiori concorrenti. E’ qualcosa che meriterebbe di essere celebrato. Certo, abbiamo bisogno di un settore pubblico efficiente e con buoni salari, ma più il settore si riduce, più è facile raggiungere tali obiettivi.

Secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica, nel dicembre 2017 gli impiegati pubblici erano 5,35 milioni, con un calo di 132.000 unità rispetto al settembre 2017 e pari al solo 16,6% della forza lavoro complessiva. Ancor più significativo è che tali dati confermano il netto trend di riduzione nel numero dei dipendenti statali.

Ad essere precisi, questa diminuzione è dovuta anche ad un rimescolamento nei dati statistici. Gran parte del calo rilevato nell’ultimo trimestre deriva dalla riclassificazione dei lavoratori delle cooperative edilizie come lavoratori del settore privato. Quando lo Stato appalta servizi all’esterno c’è sempre un’area grigia tra pubblico e privato. Ma anche così, il trend è comunque quello di una decisa decrescita del pubblico impiego.

Dal picco di circa 6,5 milioni di impiegati pubblici raggiunto nel 2009 e nel 2010, il declino è assai significativo. Ci sono stati alcuni eventi di grande impatto sulla riduzione complessiva, come il passaggio – nel 2013 – del Servizio Postale (Royal Mail) al settore privato, e la privatizzazione della Lloyds Bank nel 2014, ma molto è dipeso dalla generale riduzione degli organici statali.

Il calo è anche più vistoso se lo si misura in percentuale della forza lavoro complessiva. Nel 1999 avevamo 21 milioni di impiegati nel settore privato. Oggi siamo vicini ai 27 milioni. Il Regno Unito diventa sempre di più un paese dove la maggioranza delle persone lavora per i privati o in proprio, invece che per lo Stato. In effetti, siamo molto vicini al punto in cui ci saranno, per la prima volta, più lavoratori autonomi che dipendenti del settore statale.

L’incidenza del pubblico impiego in Gran Bretagna è di gran lunga più bassa che in altri paesi nostri diretti concorrenti. In Francia, ad esempio, il 25% della forza lavoro è costituita da dipendenti pubblici. In alcuni paesi scandinavi il livello è ancora più alto.

Non c’è, naturalmente, un numero di dipendenti pubblici giusto o sbagliato in assoluto. Dipende dai settori in cui lo Stato intende intervenire. Nei paesi in cui il governo decide di impegnarsi in settori ad alto tasso di manodopera, come quello ferroviario, postale o della sanità, la forza lavoro statale è inevitabilmente destinata a crescere in misura rilevante.

In ogni caso, ci sono almeno tre buone ragioni per dire che ridurre l’impiego pubblico apporta benefici all’economia nel suo complesso.

In primo luogo, i salari e la previdenza del settore pubblico sono a carico della fiscalità generale. Con un salario pubblico medio di 506 sterline alla settimana, i 5,3 milioni di impiegati costano 2,7 miliardi di sterline alla settimana. L’onere del generoso trattamento pensionistico è astronomico: per garantire la pensione ai dipendenti pubblici negli anni a venire si stima che ci vorranno 1,8 miliardi di miliardi, pari all’81% del prodotto nazionale lordo. E tutto ciò deve essere sostenuto da coloro che lavorano nel settore privato…

Ovviamente, è molto meglio sostenere un tale fardello per il 16% della forza lavoro invece che, poniamo, per il 20% o 25%. Grosso modo, nel Regno Unito il peso di ogni singolo salariato del settore pubblico è attualmente sostenuto da sette lavoratori del settore privato, mentre in Francia il peso ricade su soli cinque dipendenti privati. Considerato che alti livelli di tassazione costituiscono un freno all’economia, più si riesce a tenere sotto controllo una simile dinamica, meglio è.

Inoltre, nel settore pubblico la crescita della produttività è bassissima. L’Ufficio di Statistica stima che nell’anno più recente per il quale si hanno indicatori, la produttività del settore statale sia cresciuta solo dello 0,2%, e ciò, peraltro, rappresenta un miglioramento rispetto al passato.

Nel sistema economico preso nel suo complesso, la produttività del lavoro pro capite sta crescendo di quasi l’1% all’anno. Sono dati ancora pessimi, ma significano che la produttività del lavoro nel settore privato cresce ad un ritmo cinque volte superiore rispetto a quella del settore pubblico.

Certo, in settori come la pubblica sicurezza è difficile aumentare la produttività. Ma anche lì, vi è grande riluttanza ad adottare nuove tecnologie o nuovi metodi di lavoro. E’ molto difficile che l’economia nel suo complesso possa espandersi se una sua parte così ampia è bloccata su un binario morto. Infine, nel settore pubblico le relazioni industriali  sono pessime. Basta dare uno sguardo alle assenze dal lavoro per malattia.

Nel Regno Unito, considerato nel suo complesso, l’1,9% delle ore lavorative vanno perdute a causa di malattia o infortuni. Nel settore pubblico, tuttavia, il tasso è del 2,9%. Si tratta di una percentuale quasi doppia rispetto al settore privato. I dati relativi agli scioperi sono ancora peggiori. Nell’ultimo decennio, il settore privato ha avuto un numero di giornate di lavoro perdute per scioperi pari ad un quinto del totale. Si può dire che lo sciopero sia oggi un fenomeno quasi esclusivo del lavoro pubblico. Nel settore privato è pressoché scomparso. Più si riduce il ruolo dello Stato nell’economia, più si ridurranno i tassi di assenza per malattia o per sciopero.

Nessuno può pensare di fare a meno del settore pubblico. Ci sono un insieme di compiti, dal mantenimento dell’ordine pubblico, all’educazione, alla sanità, che dovranno sempre essere svolti dallo Stato. E tuttavia, sembra chiaro che i sistemi economici funzionano meglio quando hanno un settore pubblico relativamente ridotto, meglio remunerato e meglio gestito.

Sotto l’ultimo governo dei Laburisti, aumentare la spesa pubblica era considerato come un fine in sé stesso, a prescindere dal fatto che servisse a raggiungere un qualche risultato. Ma la scarsa produttività e le pessime relazioni sindacali nel settore statale fanno sì che difficilmente si possa raggiungere qualche obiettivo seguendo quella strada.

Non siamo ancora scesi al livello ottimale di spesa pubblica, ma non siamo mai stati così vicini ad esso, e questa è già una buona ragione per festeggiare.

© Telegraph Media Group Limited (2018)