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Trump fa bene a trattare con disprezzo i nemici degli Stati Uniti

A metà gennaio 2018, due giorni dopo la comparsa sul Washington Post dell'articolo che qui riproponiamo, il presidente Trump ha sollevato infuriate, e comprensibili, polemiche per le sue frasi offensive su alcuni paesi del Terzo mondo. Tali frasi sarebbero state pronunciate all'interno di una riunione a porte chiuse. L'articolo che vi proponiamo, invece, si riferisce ad alcune dichiarazioni pubbliche del presidente, rivolte contro le (abituali) minacce che giungono dal leader della Nord Corea. Riteniamo che i due piani, conversazioni riservate e dichiarazioni pubbliche, vadano affrontati in modi diversi. Crediamo che un presidente, come ogni altra persona, abbia "diritto" di dire quel che vuole in una riunione di lavoro, per quanto pesanti siano le sue affermazioni. Ecco perché, a dispetto delle brutte frasi di Trump relative ai paesi più poveri, le sue battute pubbliche contro Kim Jong Un possono essere persino difese, come nell'articolo di G. Abernathy.

nota della redazione

Negli ultimi anni, le campagne anti-bullismo sono diventate una costante nelle scuole e nei college americani. La nostra società, giustamente, ha deciso che i bulli non vanno tollerati poiché le violenze possono essere causa di traumi e, in casi estremi, anche condurre le vittime al suicidio.

Allo stesso modo, Donald Trump, sia quando era candidato alla presidenza, sia da quando è presidente degli Stati Uniti, è stato accusato di comportarsi come un bullo, attirandosi critiche per la sua aggressività e la sua mancanza di sensibilità.

A quanto pare, gli unici bulli che possono rimanere impuniti, a giudizio di numerosi commentatori, politici e cittadini, sono i dittatori degli Stati canaglia e le organizzazioni terroristiche. Quei “bulli”, si dice, vanno affrontati con estrema cautela e attenzione.

Il più recente caso di atteggiamento remissivo risale alla prima settimana del 2018, quando il leader nordcoreano Kim Jong Un ha dichiarato con tono minaccioso di avere sempre a disposizione un pulsante nucleare sulla sua scrivania e che tutto il territorio degli Stati Uniti è raggiungibile dai suoi missili nucleari.

Per decenni, indipendentemente da chi sedeva alla Casa Bianca, la replica in casi del genere è stata di tipo diplomatico, per non dire pavida. Questa volta, invece, Trump ha dichiarato via Twitter: “Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha appena affermato che ‘il pulsante nucleare è sempre a sua disposizione sulla sua scrivania’. C’è qualcuno, nel suo povero e affamato regime, in grado di informarlo che anche io ho un pulsante nucleare, molto più grande e potente del suo, e che il mio pulsante funziona?”

Ne è seguita la consueta valanga di critiche e sarcasmi, dirette però al Presidente degli Stati Uniti, non al dittatore nordcoreano. Come ha osato, Trump, rispondere in maniera così sconsiderata, infantile e irresponsabile? “Ha parlato come un bambino maleducato di dieci anni”, secondo Eliot Cohen, ex consulente di Condoleezza Rice, riassumendo l’opinione di tanti, “...ma è un bambino che può scatenare un conflitto nucleare. Non riesco a comprendere come facciano i suoi collaboratori a ignorare tali dichiarazioni o a riderci sopra”.

Ed è vero: le amministrazioni statunitensi non hanno mai saputo affrontare nel modo giusto le minacce che provenivano da altri paesi. La politica estera degli Stati Uniti ha spesso dato l'impressione di non voler turbare troppo i nostri nemici. L'approccio di Trump, lungamente auspicato da milioni di americani, consiste nel trattare i bulli arroganti per ciò che essi sono. Sia apostrofando Kim come Little Rocket Man, sia liquidando in modo deciso le minacce del dittatore nordcoreano, Trump si è semplicemente rifiutato di fingere un rispetto non dovuto.

Così come il Presidente mostra di essere coerente nei confronti dei nemici degli Stati Uniti, altrettanto puntuali sono le critiche al suo comportamento. Durante la campagna del 2016, Hillary Clinton e altri commentatori sostennero che la retorica arrogante di Trump contro l'estremismo islamico favoriva il reclutamento di nuovi seguaci nelle file dell’ISIS.

A maggio del 2016, la Clinton dichiarò: “Ciò che Trump dice viene usato dall’ISIS per reclutare nuovi terroristi... ne abbiamo appena avuto una prova inconfutabile. Estraggono le sue frasi offensive nei confronti dei musulmani e le sfruttano nei loro video di propaganda. Perché dobbiamo rendere il mondo più pericoloso per gli americani?”

In altre parole: meglio non far infuriare i leader islamisti, meglio non insultarli, perché altrimenti saremo ancora più odiati.

Forse i terroristi hanno davvero utilizzato le parole di Trump per reclutare nuovi membri e, di sicuro, il Presidente avrebbe dovuto distinguere meglio la religione musulmana dal terrorismo islamista. Tuttavia, secondo diverse fonti di informazione, lo Stato Islamico è stato sconfitto nelle sue roccaforti in Iraq e in Siria: l’idea che la retorica di Trump potesse rendere più forti i gruppi terroristi era priva di ogni fondamento.

Molti opinionisti accusano il Presidente di utilizzare un linguaggio triviale, ma, in realtà, parla a dittatori e terroristi con le sole parole che essi sono in grado di comprendere. Ha decisamente modificato la politica estera statunitense, sempre timorosa e accomodante, trattando i “bulli” nel modo che meritano: con disprezzo e derisione.

Chi critica Trump si domanda per quale motivo il Presidente non usi gli stessi toni con il suo omologo russo, Vladimir Putin. Ma Putin non vuole annientare gli Stati Uniti militarmente o attraverso attacchi terroristici. L’atteggiamento che gli Stati Uniti hanno tenuto per anni, tanto apprezzato dai detrattori di Trump, ha portato alla creazione di un vasto Stato Islamico, a una Corea del Nord armata di missili a lunga gittata e a un mondo che, nel complesso, è più pericoloso di prima. Si attendeva da tempo una risposta diversa.

Tutti noi insegniamo ai nostri figli a non avere timore dei bulli, né rispetto per loro. È giusto. Lo stesso ragionamento, però, deve valere anche per dittatori e terroristi.

© 2018, The Washington Post