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Trump fa impazzire i democratici e traumatizza i repubblicani

Il mondo dei commentatori vicini al partito repubblicano è ormai diviso in due campi molto diversi e ben delineati: i favorevoli a Trump, o quelli che si limitano ad analizzarne le scelte politiche senza dibattere sulla sua personalità, e coloro che lo avversano nel modo più reciso, soprattutto sul fronte degli atteggiamenti pubblici (i tweet, le affermazioni spiazzanti, ecc.). Ed Rogers appartiene senz'altro a questo secondo gruppo.

nota della redazione

Quanto dichiarato recentemente dal presidente Trump, cioè che lui sarebbe comunque entrato nel liceo di Parkland [1] (anche se non avesse avuto un fucile in mano per difendersi – ndt), è sbagliato sotto molti aspetti. Parole offensive e persino grottesche, non è vero? Senza dubbio. È stata un'affermazione estremamente egoistica, egocentrica e in contrasto con quello che sappiamo circa lo stile di vita di Trump. Non c'è altro da aggiungere.

Di conseguenza, questo suo ennesimo commento dovrebbe essere sbeffeggiato e ridicolizzato, provocando un calo nel suo consenso. Eppure, dopo oltre un anno in cui Trump riveste la carica di presidente, so già cosa aspettarmi.

Probabilmente, molti repubblicani e indipendenti, più numerosi di quanto si immagini, direbbero che sono d'accordo con Trump, o sosterrebbero che, “beh - anche se non vi è certezza” -, forse il presidente si getterebbe davvero nel mezzo di una sparatoria o in un palazzo in fiamme, o in qualsiasi situazione del genere.

È evidente che quanto Trump ha detto è del tutto inopportuno. Molto spesso, però, mi rendo conto di fare errori circa le reazioni tra i repubblicani e le conseguenze politiche. Allora mi domando: sto diventando matto?

Forse Trump sta facendo impazzire tutti. I democratici sono confusi, molti repubblicani sono traumatizzati. Quasi ogni giorno, salta fuori qualche stravagante commento del presidente, o qualche rivelazione, che supera il limite di ciò che è - o almeno dovrebbe essere - accettabile. Ma spesso, quando affermo che il presidente ha detto o fatto qualcosa di imperdonabile o, per usare un eufemismo, di “inappropriato” e poco presidenziale, molti di coloro che appartengono al mio stesso ambiente conservatore rispondono che io sono “fuori dal mondo” e che “non capisco”. Non mi spiegano però cos'è esattamente ciò che io non capisco, ed è proprio questo il punto.

Devo ammettere che questo schema ricorrente, secondo cui Trump fa o dice qualcosa di assurdo e io sbaglio a valutarne le conseguenze, ha avuto un effetto dirompente sulle mie certezze. Sono passato dall’esclamare “Wow, è una follia, questa volta Trump è finito”, a dire semplicemente “Uh, piuttosto strano, no?”. Le mie reazioni sono diventate più lente. Ho più dubbi di prima.

In questo periodo è molto in voga il termine “gaslighting” (far ammattire). Secondo la psicoterapeuta Stephanie Sarkis, “il gaslighting è una tattica con cui una persona o un’entità cerca di ottenere maggiore potere facendo in modo che la vittima metta in discussione la propria percezione della realtà”. Sembra proprio quello che sta accadendo ora - almeno per quanto riguarda i repubblicani.

Quando Trump dice qualcosa di ridicolo, o emergono circostanze molto gravi, credibili e distruttive contro di lui - come la sua affermazione secondo cui egli si sarebbe lanciato, pur disarmato, all’interno del liceo in Florida, o il fatto che il suo avvocato avrebbe comprato in passato il silenzio di una pornostar - mi fermo a pensare che forse commetto un errore a considerarla una cosa davvero importante.

Per peggiorare le cose, Trump non fa altro che ribadire quanto afferma o ciò che avrebbe commesso, mentre vari “difensori d’ufficio” accorrono sulla scena per fornire giustificazioni o informazioni di contesto che, però, io non riesco a percepire come tali. Il fenomeno Trump è arrivato a un tale livello di indecenza che prima ancora che un tweet, un commento o uno scandalo possa fare pienamente effetto, ne arriva un altro a superarlo. Il presidente sembra fare “surf” al di sopra del caos che lui stesso crea. Il risultato è che molti repubblicani perbene non riescono più a capire quello che sta succedendo.

Nel frattempo, i democratici sono semplicemente impazziti. Con l’appoggio dei media a loro legati, mettono sullo stesso piano la pirateria informatica russa e l’11 settembre, o sostengono che la riforma fiscale repubblicana provocherà la morte di migliaia di persone. Ridicolaggini!

Comunque, più le buffonate di Trump vanno avanti, più mi sembra che i repubblicani siano diventati vittime della sindrome di Stoccolma: proprio come quelle persone che, in caso di rapimento o sequestro, sperimentano un senso di fiducia e affezione verso i propri carcerieri, molti repubblicani hanno imparato ad amare e accettare il presidente, nonostante i suoi evidenti difetti. In fin dei conti, ha appoggiato la riforma delle tasse, ha ridotto alcuni lacci normativi e ha nominato giudici di orientamento conservatore. Nessuno di questi risultati, però, è stato ottenuto grazie ai suoi tweet, al suo ego nauseante o ai suoi scandali.

Mi sono costantemente sbagliato, ogni volta che ho pensato che un tweet o commento di Trump sarebbe stato l’ultima goccia; a quanto pare, non abbiamo ancora raggiunto il limite. Detto questo, i repubblicani non dovrebbero arrendersi al gaslighting. Non dovremmo smettere di indagare e analizzare i fatti, fingendo che tutto vada bene e che non ci saranno conseguenze per quello che sta accadendo.

Il partito repubblicano, il partito dei principi tradizionali e conservatori, sopravviverà a Trump. Dobbiamo ricordarcelo. Abbiamo sbagliato così tanto e così a lungo in merito al presidente, da arrivare a pensare che vi sia qualcosa di nuovo sotto il sole. Non è così. Trump è solamente un fenomeno transitorio, non esiste un approccio “trumpiano” alla politica o al governo del paese. I repubblicani devono rendersi ben conto di tutto questo.

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[1] Il 14 febbraio 2018, un giovane semi-squilibrato, tal Nikolas Cruz, ha fatto irruzione nel liceo statale Stoneman Douglas, nella cittadina di Parkland, nel sud della Florida, uccidendo 17 studenti e ferendone in vario modo altri 14. L'assassino è stato arrestato poco più tardi dalla polizia. E' stata una delle più gravi stragi "scolastiche" della storia, a livello mondiale - ndr.

© 2018, The Washington Post