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Un «colpo di stato» per spodestare una laicità arroccata sulle proprie posizioni

Il 9 aprile scorso la Conferenza episcopale francese ha ricevuto per la prima volta nella storia di Francia 400 personalità della politica e della società civile, con la finalità di promuovere il confronto e il dialogo tra laici e cattolici. Il presidente Emmanuel Macron, nel suo importante discorso, ha dichiarato di voler risanare la frattura tra Stato e Chiesa, invitando quest’ultima e i cattolici tutti ad una partecipazione impegnata e attiva alla vita politica. Ciò ha scatenando numerose reazioni di allarme e sconcerto da parte di chi ha percepito in quelle parole un attacco alla tradizionale, e accentuata, laicità della 'Republique' (a cura di Ombretta Macchi).

nota della redazione

Neanche Nicolas Sarkozy, nel 2007, all’epoca del suo “discorso del Laterano” (Roma, 20 dicembre 2007), contenente tra le altre cose la “parabola dell’istitutore e del curato”[1], aveva osato tanto. Emmanuel Macron, alla Conferenza dei vescovi di Francia, tenutasi presso il Collegio parigino dei Bernardins il 9 aprile scorso, ha varcato allegramente il Rubicone.

Il Presidente, da invitato quale era, è riuscito a trasformarsi in padrone di casa. Tendendo non una sola mano ma entrambe le braccia ai suoi ospiti cattolici, per esortarli a ritrovare, qualora l’avessero smarrito, l’amore per la Repubblica.

Gesù diceva che i cristiani erano “il sale della terra”. Emmanuel Macron lascia intendere che i cattolici possano a loro volta essere “il sale” della Repubblica: “sono qui per chiedervi solennemente di non sentirvi più distanti dalla Repubblica, ma di ritrovare l’amore e il ‘sale’ per il ruolo che avete sempre avuto”. Quindi, secondo quanto sottolineato dal capo dello Stato, la ricetta consisterebbe nell’essere presenti e attivi (“intempestivi”, nelle sue parole) ovunque e in qualunque dibattito, oltre che nell’impegnarsi politicamente. Certo, all’indomani dell’evento il conto è risultato un po’…salato, specialmente nelle fila dei laici. Ma il discorso sembra comunque aver fatto centro.

Resta da capire se questo “colpo di Stato”, il cui obiettivo era quello di detronizzare una laicità rigida e dogmatica, avrà successo nel lungo periodo …. E se questo tentativo di riavvicinamento farà presa su un mondo cattolico piuttosto scottato dalle provocazioni subite durante il quinquennio di François Hollande. È necessario guardare indietro per comprendere come, soltanto nell’ultimo decennio, i cattolici siano passati dal calore e dall’accoglienza, al gelo e alla distanza. Nicolas Sarkozy aveva tentato di smuovere le acque introducendo il concetto di “laicità positiva” che, in un primo momento, aveva riscosso un certo successo tra i cattolici. Il suo progetto di disarmare la linea Maginot della laicità, rendendola porosa, più malleabile, meno rigida, più intelligente, era piaciuto. Ma la sua proposta era fondata su un’equazione rischiosa, ovvero riconciliare la Repubblica con i cattolici e viceversa, in un momento nel quale egli stava anche volgendosi verso l’Islam per concedergli uno status istituzionale. Questo il rimprovero che il cardinale Lustiger aveva rivolto al futuro presidente quando, nel 2003, all’epoca in cui era ancora un giovane e baldanzoso ministro dell’Interno, Sarkozy aveva creato il Consiglio francese del culto musulmano (CFCM).

Riconciliare la Francia dei credenti e quella dei non credenti

È stata poi la volta di François Hollande. Ancora prima di essere eletto, aveva programmato la ricostruzione della linea Maginot, con tanto di sacchi di sabbia e di filo spinato, per rendere assolutamente impossibile qualsiasi principio di ingerenza della religione – nella fattispecie, della Chiesa cattolica – all’interno della sfera politica. La sua idea mirava a rafforzare la struttura stessa di questa linea rossa, introducendo il principio di separazione tra le Chiese e lo Stato - già contenuto nella legge del 1905 - addirittura all’interno della Costituzione francese. In poche parole Hollande intendeva cementare questa specificità prettamente francese.

Questa rapida occhiata nel retrovisore politico spiega la portata del subbuglio suscitato dal “discorso dei Bernardins”, come d’ora in poi verrà definito. Un discorso storico, che sarà ricordato a lungo per la sua importanza, pronunciato dall’ottavo presidente della quinta Repubblica. Una Repubblica nella quale l’obiettivo di Emmanuel Macron, all’inizio del XXI secolo, è quello di riconciliare la Francia dei credenti e la Francia dei non credenti. Una posizione che ha suscitato “scandalo”, del quale il capo di Stato è pienamente consapevole. Nella rosa dei diversi discorsi possibili Macron ha peraltro scelto l’opzione più estrema, vale a dire quella della maggiore apertura possibile nei confronti dei cattolici.

Ma, non diversamente da quanto accaduto per i suoi predecessori, il terreno della laicità è costellato di mine. Ogni volta che si decide di muovere un passo, in qualsivoglia direzione, si verifica un’esplosione. E, ovviamente, nella trincea della laicità incondizionata, l’esplosione è stata istantanea e clamorosa. Eppure non era questo l’obiettivo. Macron intendeva in realtà ridestare il mondo cattolico, il quale è rimasto positivamente sorpreso, seppure ancora estremamente diffidente, dichiarandosi in alcuni casi pronto a rimettersi in gioco.

I cattolici, tuttavia, non sono disposti ad accettare alcuna evoluzione bioetica che conduca ad una manipolazione dell’uomo. Né tantomeno sono disposti a farsi rinchiudere in una casella “religiosa” predefinita, secondo una visione settaria della società.


[1] Sarkozy paragonava la figura dell’insegnante a quella di un prete laico, votato alla trasmissione dei valori etici e morali.

© Jean-Marie Guéno, 2018, Le Figaro