I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
Logo 01
Content
Top

Un tour nel castello scozzese che ospitò Maria Stuarda e che fu bombardato da Cromwell

Nel giugno del 1567, la regina Maria di Scozia fuggì nel cuore della notte dal castello di Borthwick, sgattaiolando travestita da paggio attraverso una stretta finestra della sala grande, mentre l’edificio era circondato da un esercito di mille cavalieri. Si trovava in quel luogo insieme a Lord Bothwell, suo amante e principale sospettato dell’omicidio di Lord Darney, suo marito; la regina finì poi imprigionata nel castello di Lochleven, da cui riuscì nuovamente a fuggire.

La storia del castello di Borthwick, una fortezza situata trenta minuti a sudest di Edimburgo, è ricca di racconti di questo tipo, pieni di intrighi e violenza. Fu costruito nel 1430 da Sir William di Borthwick, che lo ottenne come ricompensa per essersi offerto ostaggio in cambio del rilascio di Giacomo I di Scozia, che stava marcendo in una prigione inglese.

Il castello si trova sulla sommità di una collina e fu progettato con due torri incombenti e alte finestre, per tenere a bada gli invasori. Le sue solide mura, spesse due metri e mezzo, sono lesionate sul lato est, come risultato delle cannonate ricevute da Oliver Cromwell, che nel 1650 bombardò la fortezza mentre attraversava la Scozia diretto a Edimburgo.

All’esterno, il castello si presenta con lo stesso aspetto cha aveva nel diciassettesimo secolo, incluse le mura danneggiate; all’interno, invece, è tutta un’altra storia. Fu salvato dallo stato di semiabbandono da Roula Kamhawi e Robert Burtoft, che lo scoprirono cercando un posto in cui trascorrere le vacanze annuali insieme alla loro numerosa famiglia di trenta persone. “È stato per pura fortuna che siamo venuti a soggiornare qui,” racconta la signora Kamhawi. “L’edificio era piuttosto malmesso: i bagni risalivano agli anni 70 e i letti scricchiolavano a causa del legno marcio”.

Il signor Burtoft, scherzando, disse al proprietario che se mai avesse deciso di mettere in vendita il castello, avrebbe dovuto chiamarlo. Ciò si verificò puntualmente qualche anno più tardi. “L’acquisto è stato decisamente un’occasione”, aggiunge Burtoft. “Il posto giusto, capitato al momento giusto”.

La coppia trascorre gran parte dell’anno a Amman, in Giordania e questo progetto è stato per loro un’esperienza completamente nuova.

Dopo aver acquistato il castello, nel 2013, i due neoproprietari pensarono che il lavoro di restauro sarebbe stato semplice. “Credevo che ci fosse solamente bisogno di sistemare gli interni. I bagni dovevano essere rifatti, poi avremmo sostituito i letti e comprato qualche bel mobile, tutto qui”, confessa Roula Kamhawi, che a quel tempo era presidente regionale della Mars per l’Africa, l’Asia e il Medioriente. “Una volta cominciato, la situazione si è rivelata scoraggiante. Ero appena andata in pensione e pensavo sarebbe stato un passatempo piacevole e rilassante, che mi avrebbe permesso di viaggiare. Quando ho detto a un amico, ‘Beh, probabilmente verrà a costare al massimo mezzo milione’, lui mi ha guardato e si è messo a ridere. ‘Non penso che tu abbia realmente capito in che impresa ti sei imbarcata’, mi rispose. Bisognava davvero controllare tutto, abbiamo dovuto sostituire le infrastrutture per intero”.

Il progetto si è trasformato nella più grande opera di ristrutturazione dell’edificio realizzata nel corso di cento anni, e ha interessato anche i melmosi fossati che circondano l’edificio.

Robert Burtoft, essendo un ingegnere, si è assunto il compito di sistemare l’impianto idraulico, elettrico e di riscaldamento. In precedenza, il palazzo rimaneva chiuso durante inverno perché non si riusciva a mantenere una temperatura adeguata; ora, invece, dai rubinetti esce istantaneamente acqua calda e gli ambienti vengono riscaldati da un impianto a pavimento. Il restauro dell’edificio è durato due anni e gli interni sono stati arredati sfarzosamente, con materiali provenienti da tutta Europa, grazie alla designer Melanie Brown, che ha dedicato 18 mesi di lavoro esclusivamente al castello.

Velluti brillanti, tappezzerie di seta e letti intagliati a mano si mescolano ad antichi dipinti raffiguranti i personaggi illustri che sono passati per il castello. Questi personaggi danno anche il nome alle camere da letto, collocate intorno alle scale in pietra, a spirale, che risalgono le due torri; un esempio è la stanza ‘Maria di Scozia’, nella quale la regina soggiornò in quel fatidico giugno del 1567.

Il palazzo può essere affittato per uso privato, eventi e matrimoni; inoltre, nella sala grande, decorata con antiche armature, si tengono occasionalmente dei supper club, delle cene estemporanee in cui vengono presentati i prodotti stagionali scozzesi preparati dallo chef Derek Johnstone, vincitore del programma Masterchef; la prossima di queste serate avrà luogo il 28 aprile. Per il futuro, è in cantiere il progetto di un giardino recintato e di un hammam.

I lavori di ristrutturazione hanno raggiunto il costo totale di svariati milioni, ma la coppia non si è minimamente pentita della scelta. L’autenticità del luogo – la struttura è rimasta immutata dal 1430 – è quello che lo rende speciale.

“È valsa la pena tenerlo e investirci”, afferma il signor Burtoft. “Se l’edificio fosse stato modificato in maniera estensiva nel corso degli anni, come molti altri castelli scozzesi, non lo avremmo ritenuto interessante”.

“Avere la responsabilità dell’unica fortezza abitata della Scozia è una cosa che un po’ intimidisce”, ammette Roula Kamhawi. “Ci sentiamo i custodi di questo luogo, perché è difficile rendersi conto di esserne i proprietari, di possedere un posto del genere.

Sentiamo di essere parte della leggenda e della storia, avendo in mano un’eredità del passato. E la trasmetteremo ad altri perché continui ad esistere nel futuro. È una grande responsabilità”.

borthwickcastle.com

© Telegraph Media Group Limited (2018)