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Una nuova capitale per l'Indonesia

Creare una nuova capitale di stato non è uno scherzo.

L'ultima volta che accadde fu nel 1976, quando il governo della Nigeria iniziò a costruire Abuja, la nuova capitale, al posto di Lagos, dopo averne affidato il progetto a Kenzo Tange. In parte, anche la capitale della Birmania, Naypyidaw, è tra le capitali di recente costruzione, sebbene sia stata realizzata (nel 2002-2005) sulla base di tre città preesistenti e vicine.

In precedenza, era stata la volta di Islamabad, realizzata tra il 1960 e il 1970 per diventare capitale del Pakistan. Prima ancora, si risale al 1960, con Brasilia, progettata da Oscar Niemeyr in sostituzione di Rio de Janeiro come capitale del Brasile.

Ora sembra che sia il turno dell'Indonesia, un paese di cui in Italia si parla poco ma che ha un peso demografico ed economico non indifferente.

L’Indonesia è il quarto paese più popoloso del mondo, con 270 milioni di abitanti disseminati fra ben 17mila isole (è la più grande nazione insulare esistente). È la più grande tra le nazioni a maggioranza islamica. Il PIL, misurato a parità di potere d’acquisto, colloca l’Indonesia al settimo posto nel mondo. Insomma, un paese alle soglie dei pesi massimi.

La capitale, Jakarta, si trova sull’isola di Java, la più popolata al mondo (160 milioni di persone), con forti problemi di congestionamento. Jakarta, a sua volta, rappresenta la seconda area urbana più popolata al mondo, con 32 milioni di abitanti (Tokyo, al primo posto, ne ha 38 milioni) e una densità di 9800 persone a chilometro quadrato (tre volte e mezzo quella di Milano). Ebbene, visto l’enorme congestionamento urbano, il presidente della repubblica indonesiana ha annunciato, a fine aprile scorso, l’intenzione di spostare la capitale in un nuova area. L’idea è di imitare il modello di Washington o di Brasilia: una capitale appositamente pensata per esser tale, ricca di verde, razionale ed efficiente. Il ruolo di Jakarta passerebbe a quello di capitale economica della nazione, come lo sono New York o Rio de Janeiro per i loro paesi.

Un’altra, fondamentale, ragione per spostare altrove la capitale è che Jakarta subisce periodicamente pesanti inondazioni, dovute in larga parte al fatto che metà della città si trova al di sotto del livello marino. Un livello che, oltretutto, sta scendendo in modo assai veloce: si stima che nel 2025 la città si troverà circa mezzo metro più in basso rispetto al 2008. Nel 2050 è probabile che gran parte della città si troverà allagata. Seppur paradossale, sembra che la causa principale di questo affondamento progressivo sia l’imponente estrazione di acqua dal sottosuolo per soddisfare le esigenze idriche della sterminata popolazione.

Le ipotesi vagliate dal governo erano inizialmente tre:

  1. mantenere Jakarta come capitale, realizzando un nuovo “quartiere delle istituzioni” attorno al palazzo presidenziale;
  2. realizzare una nuova capitale a circa 50-70 km da Jakarta (sempre sull’isola di Java);
  3. trasformare in capitale una qualche città già esistente, in un’isola diversa da Java, purché in posizione baricentrica rispetto alla sterminata estensione geografica della nazione (5100 km da est a ovest).

Considerato che le prime due alternative non risolverebbero le criticità connesse alla sovrappopolazione di Java e che l’obiettivo è anche di favorire lo sviluppo a lungo termine dell’Indonesia, il governo ha scelto la terza opzione. Sembra che le attenzioni maggiori si stiano concentrando sull’isola del Borneo (o di Kalimantan), che offre il vantaggio di essere molto grande e avere un limitato rischio sismico, trovandosi a buona distanza dalla faglia tettonica che attraversa il mare di Java.

A questo punto, resta da augurarsi che il governo indonesiano decida di avviare in un prossimo futuro bandi di gara internazionale per la progettazione e la costruzione della nuova capitale. Per gli architetti e gli ingegneri italiani potrebbero aprirsi prospettive di lavoro molto interessanti.

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