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Vi fareste operare da un robot chirurgo?

In una camera singola dello University College London Hospital (UCLH), Bayram Dolukup, 57 anni, sta aspettando con calma una “leggera” operazione chirurgica nel corso della quale, nell’arco di cinque ore, la sua vescica sarà rimossa e ne verrà creata una nuova, utilizzando una porzione del suo colon. Indossa un camice da ospedale con dei motivi a forma di diamante e armeggia con il telefono. Con lui ci sono la moglie e la nuora, tranquille ma allo stesso tempo un po’ nervose.

A condurre qui il signor Dolokup sono state una serie di infezioni alle vie urinarie negli ultimi due anni, che man mano sono diventate sempre più difficili da curare e sempre più dolorose. A ottobre, infine, la mazzata: tutti quei problemi non erano dovuti alla cistite ma a un tumore. “Ci siamo” ha pensato. “Sono arrivato alla fine”.

Fino al momento della diagnosi, Dolokup - di orgine turca ed istruttore di scuola guida ad Enfield, nel Middlesex - era sempre stato in forma ed aveva sempre goduto di ottima salute, non vedendo l’ora di assistere alla nascita del suo secondo nipote. Il tumore però era avanzato così in profondità nella sua vescica che l’unica possibilità era una cistectomia, e cioè l’asportazione totale della vescica, della prostata e dei linfonodi circostanti. “La parola cancro è una di quelle che non vorresti mai sentire”, ci ha raccontato.

Da un lato, però, il signor Dolukup è stato fortunato: fa parte del gruppo di qualche centinaio di assistiti del Servizio Sanitario che sarà operato allo UCLH da un robot.

Il dipartimento di urologia dell’ospedale – uno dei primi al mondo a eseguire interventi di cistectomia semiautomatica – si avvale di due robot “da Vinci Xi”, prodotti dalla società californiana Intuitive Surgical, che lo scorso anno hanno effettuato 700 interventi di asportazione di prostata e vescica. Circa il 50% delle 2000 persone che nel Regno Unito devono sottoporsi a un intervento di asportazione della vescica ormai viene operato da robot.

Il Sistema Sanitario inglese comprò il primo “da Vinci” undici anni fa: l’ospedale Royal Marsden ne ricevette uno nel 2007, come supporto nella rimozione dei tumori. Ora ci sono 74 macchinari dello stesso tipo in servizio in tutto il paese, utilizzati per interventi di asportazione della prostata, della vescica, del rene, dell’utero e di tumori. Dopo essere stati messi alla prova per un decennio, quest’anno i robot avranno un ruolo sempre più importante nelle sale operatorie inglesi.

La rimozione della vescica effettuata con la chirurgia a cielo aperto, tradizionalmente un intervento molto invasivo, avrebbe comportato un’incisione di quasi venti centimetri nello stomaco del signor Dolokup, una forte perdita di sangue, il rischio di infezioni e una degenza in ospedale di tre settimane. Ma, grazie alle “mani” delicate e all’estrema precisione del bisturi del robot, controllato da un chirurgo appositamente addestrato, il paziente si potrà alzare in piedi già il giorno seguente all’operazione e potrà lasciare l’ospedale nel giro di una settimana. Il signor Dolukup proverà anche molto meno dolore dopo l’operazione, e probabilmente gli verrà prescritto del paracetamolo anziché degli oppiacei.

“Sono contento di essere stato selezionato, perché credo che il robot possa essere più preciso di un chirurgo tradizionale”, ha dichiarato il signor Dolukup. “Mi hanno detto che la cicatrice sarà grande come quella di una laparoscopia”.

Un paio d’ore più tardi, eccolo sotto anestesia mentre il robot “da Vinci” viene sistemato sopra di lui. Il suo stomaco, arancione per via dello iodio che serve a disinfettare la pelle, è stato gonfiato con del gas per consentire ai chirurghi il più ampio spazio di manovra possibile al suo interno. Allo stomaco sono collegati gli spessi bracci grigi del robot, tre dei quali sorreggono gli strumenti chirurgici come i bisturi e le forbici, e l’altro una telecamera 3D.

Il professor John Kelly, direttore del dipartimento di urologia dell’UCLH è seduto senza scarpe in un angolo della sala operatoria durante la prima fase dell’intervento, che durerà cinque ore: l’asportazione della vescica. Questo chirurgo cinquantatreenne di fama internazionale, tiene gli occhi incollati a uno schermo 3D e sta controllando ogni movimento del robot usando non solo le sue mani ma anche i piedi scalzi.

“La gente si immagina che il robot entri qui dentro e si metta a operare”, dice il professor Kelly. “In realtà, è il chirurgo che muove gli strumenti, proprio come nella chirurgia tradizionale. La differenza è che lo fa usando una console speciale che permette un livello molto elevato di controllo e di precisione”.

Il professor Kelly sta incidendo con destrezza la membrana che circonda la vescica del signor Dolukup, servendosi delle forbici cauterizzanti del “da Vinci”, le quali impediscono che si verifichi l’emorragia e riempiono l’ambiente di un leggero odore di carne bruciata. A fianco del lettino del paziente, vi è un secondo chirurgo, proveniente da Pechino, che sta imparando a usare il robot, in veste di assistente del prof. Kelly.

Non si tratta di una cosa priva di complicazioni. Sostanzialmente, il robot viene utilizzato per effettuare interventi chirurgici in laparoscopia, un tipo di chirurgia che di per sé è già difficile da padroneggiare; i chirurghi osservano l’interno del corpo del paziente attraverso degli specchi, e quindi devono eseguire tutti i movimenti al contrario. Manovrare un braccio robotizzato durante un’operazione chirurgica aggiunge un’altra dimensione spaziale, e può rivelarsi scomodo; i chirurghi possono lavorare in queste condizioni solo per un paio di ore al giorno e spesso sono esposti a problemi fisici, come ad esempio il gomito del tennista.

Il primo “da Vinci” comprato dall’UCLH nel 2008, ad un costo di 1,7 milioni di sterline, venne destinato alle operazioni di rimozione della prostata e della vescica dei pazienti affetti da tumore. Le richieste sono state così tante che ormai l’unico giorno in cui l’apparecchio non è impegnato è la domenica. Il reparto ha comprato il secondo robot l’anno scorso, ad un prezzo che nel frattempo si è dimezzato.

Con il crollo dei costi di produzione, la chirurgia robotizzata dovrebbe diffondersi sempre più in quasi tutte le branche del Servizio Sanitario. Se da un lato è vero che la Intuitive Surgical ha avuto il monopolio nel campo dei robot-chirurghi, poiché è stata la prima impresa del settore e poiché ha registrato brevetti di ambito internazionale, dall’altro è possibile che la situazione cambi nel 2018, visto che nuove imprese stanno entrando in questo business, come ad esempio la CMR-Cambridge Medical Robotics, la Medtronic, la Johnson & Johnson e Google. La CMR conta di mettere presto in attività il proprio Versius Surgical Robot System.

Man mano che un numero crescente di robot chirurghi viene reso disponibile ai medici del Servizio sanitario, l’aumento dell’offerta sarà esponenziale, e nello stesso tempo si amplierà nettamente il numero di tecnici medicali che completeranno corsi di formazione per utilizzare tali strumenti.

Il Servizio Sanitario ha stanziato 300 milioni di sterline (340 milioni di euro) per acquistare robot da installare negli ospedali inglesi e, a gennaio 2018, ha lanciato un bando pubblico destinato ad aziende tecnologiche in questo settore. Nel complesso, si stima che il mercato della chirurgia robotizzata potrà valere circa 6 miliardi di dollari nel 2020.

La chirurgia robotizzata sta già consentendo ai chirurghi di acquisire sempre maggior dimestichezza con tecniche operatorie via via più complesse. Se fosse stato trattato con i metodi tradizionali, il signor Dolokup sarebbe uscito dalla sala operatoria con una sacca esterna portatile per il drenaggio dell’urina. Invece, grazie alla “destrezza” del robot, può avere una vescica interna tutta nuova, creata con una porzione del suo intestino. Le vesciche di questo tipo realizzate con la chirurgia manuale sono piuttosto rare: solo il 5% dei pazienti che possono affrontare questo tipo di ricostruzione si sottopongono a tale intervento. Nel Dipartimento di robotica dell’UCLH tale percentuale sale al 30%.

“È una tecnologia che migliora di continuo”, afferma il professor Kelly. “Ormai, io non effettuo più alcun taglio con il bisturi e non ‘cucio’ più le suture: lo faccio con il laser e con attrezzature speciali. In prospettiva, stiamo lavorando con gli ingegneri per utilizzare sugli schermi dei robot le radiografie e le risonanze magnetiche. Stiamo sperimentando strumenti speciali che permettono di analizzare i vasi sanguigni e mini-sonde in grado di dirci se vi sono tracce tumorali in zone esterne alla vescica”.

Grazie al “da Vinci”, il signor Dolukup dovrebbe poter disporre di una vescica pienamente funzionante nel giro di 5 mesi dopo l’uscita dall’ospedale. Anche le altre funzioni fisiologiche, incluse la continenza e l’erezione, hanno maggiori chance di tornare alla totale normalità di quanto sarebbe accaduto con la chirurgia tradizionale.

L’intervento del signor Dolukup si è svolto senza problemi, il che significa che nel giro di qualche settimana potrà alzarsi dal letto e giocare con i nipoti, uno dei quali è nato pochi giorni prima dell’operazione. A seguire, potrà persino tornare a lavorare come istruttore di guida.

“Mi sento piuttosto bene e non sono preoccupato, quindi sono molto felice di aver avuto un’operazione robotizzata”, ha dichiarato. “Ho smesso di prendere gli antidolorifici prima che i medici mi dicessero di farlo. Mi sento in grado di uscire per vedere i miei amici”. Il signor Dolukup si augura che la prossima ecografia confermi che tutto è a posto.

Poco prima di entrare in sala operatoria, aveva ricordato che cosa significhi per lui il ricovero ospedaliero: “Quando mi è stato diagnosticato il cancro, mi sono lasciato un po’ andare. Ora, invece, non vedo l’ora che, dopo l’intervento, il dottore mi dica che sono totalmente guarito!”.

© Telegraph Media Group Limited (2018)