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Le testate estere

Dopo molti mesi di complesse trattative, Thema International è riuscita a stringere accordi contrattuali con cinque tra i più importanti giornali del mondo, vale a dire Washington Post, Bloomberg, Figaro, The Telegraph e Suddeutsche Zeitung, acquisendo i relativi diritti di traduzione e ripubblicazione online per l’Italia. Qui di seguito, delle brevi schede su tali testate.

THE WASHINGTON POST

Fondato nel 1877, il Washington Post (o "WaPo") è uno dei più antichi e prestigiosi quotidiani americani, insieme al New York Times, al Wall Street Journal e al Los Angeles Times. Nel corso della sua storia, il WaPo, attraverso i suoi giornalisti, ha vinto ben 47 premi Pulitzer, gli Oscar del giornalismo statunitense.
Il quotidiano dedica ampi spazi alla politica interna ed estera degli Stati Uniti, anche in virtù del fatto che – avendo il quartier generale nel Distretto di Columbia – molti dei suoi lettori fanno parte del vasto apparato politico-amministrativo che ha sede a Washington.
Dopo essere stato controllato per 67 anni dalla famiglia Graham, il Washington Post è stato acquistato nel 2013 da Jeff Bezos, fondatore e proprietario di Amazon, nonché uomo più ricco del mondo.
Il WaPo è al 7° posto in termini di numero copie cartacee e digitali vendute negli USA (circa 350mila copie giornaliere).
Il giornale ha avuto il suo momento di maggior fama nella prima metà degli anni ’70, quando due suoi reporter, Carl Bernstein e Bob Woodward, smascherarono le attività di spionaggio attuate dallo staff del presidente Nixon ai danni del partito democratico. Le rivelazioni del caso Watergate portarono alla vittoria del premio Pulitzer per il WaPo nel 1973 e alle dimissioni di Nixon nel 1974.
Nel 2017, il giornale ha adottato come slogan ufficiale il motto “La democrazia muore nell’oscurità” (“Democracy dies in darkness”). Si tratta di un chiaro richiamo al ruolo dell’informazione giornalistica nel difendere i valori della democrazia. D’altro canto, il fatto che l’adozione dello slogan abbia coinciso con l’elezione di Trump alla Casa Bianca, autorizza a pensare che esso sia, soprattutto, un monito contro il presidente.
Il Washington Post ha avuto, per decenni, fama di giornale “di sinistra”, cioè – come dicono gli americani – “liberal”. Tuttavia, soprattutto negli ultimi anni, la testata ha deciso di ospitare al suo interno alcuni importanti commentatori di area conservatrice, rendendo l’offerta editoriale più equilibrata. Ove possibile, cerchiamo di dare spazio a questi commentatori “eterodossi”.

BLOOMBERG

Nel 1981, Michael Bloomberg, laureatosi alcuni anni prima ad Harvard in Business Administration e poi diventato partner della Salomon Brothers, si dimise dalla banca e fondò insieme a tre suoi colleghi la Innovative Market System. Lo scopo della società era produrre e distribuire il sistema di trasmissione in tempo reale dei dati di Borsa che lo stesso Michael Bloomberg aveva messo a punto. Grazie al supporto finanziario della Merril Lynch e alla validità del servizio, la società ebbe un impetuoso sviluppo, cambiando nome in Bloomberg LP nel 1986. Da allora, la società è diventata una delle grandi conglomerate mediali degli Stati Uniti. Le attività spaziano dall’informazione online alla televisione tematica, dalla radiofonia all’editoria, dai servizi professionali al venture capital, il tutto con un orientamento al mondo della finanza, dell’economia, della politica e delle attività legali. Thema International attinge alla testata giornalistica Bloomberg News, che pubblica articoli di analisi e commento sull’attualità economica e sociale.
Michael Bloomberg, tra gli uomini più ricchi del mondo, è stato sindaco di New York dal 2002 al 2013. Pur se affiliato in origine al partito repubblicano, Bloomberg ne è poi uscito presentandosi come indipendente alle elezioni comunali successive. Le sue posizioni libertarie in materia di etica, matrimonio omosessuale e aborto erano, e restano, poco compatibili con quelle del Grand Old Party, cioè il partito repubblicano.
Il gruppo Bloomberg conta circa 19mila dipendenti e ha ricavi per circa 9,5 miliardi di dollari.

LE FIGARO

Il Figaro è il più antico quotidiano di Francia, essendo stato fondato, a Parigi, nel 1826, come piccolo settimanale satirico. Il nome della testata deriva dal personaggio “Figaro” inventato da Beaumarchais, di cui riprende un motto di spirito: “Senza libertà di critica, nessun elogio è lusinghiero” (da Il barbiere di Siviglia). Nella prima metà dell’800, il giornale oscilla continuamente tra fallimenti e riaperture (ben nove…). Con il rilancio del 1854, il giornale inizia a radunare le migliori penne della cultura francese di quel tempo: Balzac, Baudelaire, Dumas e Goncourt. La vicinanza al mondo letterario sarà una costante nella storia del giornale.
Negli anni della Belle Epoque, tra fine ‘800 e primi del ‘900, il Figaro vive la sua epoca d’oro e diviene il giornale d’elezione della borghesia francese, anche grazie ad alcuni spazi che la testata dedica alle cronache della buona società parigina.
Il Figaro ha schierato, tra i suoi collaboratori, molti dei più importanti intellettuali francesi degli ultimi due secoli. Oltre a quelli sopra indicati, ricordiamo Raymond Aron, George Bernanos, Paul Claudel, Paul Valery, Emile Zola, Marcel Proust, François Mauriac, Guy de Maupassant, Jean d’Ormesson e diversi altri.
Dal 2004, il giornale è proprietà di Serge Dassault, uno dei maggiori industriali francesi.
In base ai dati del 2016, il Figaro è il quotidiano più venduto in Francia (circa 305mila copie), seguito da Le Monde (270mila) e L’Equipe (230mila), più altre testate nazionali.
Il direttore del Figaro, Alexis Brézet, ha sintetizzato in questi termini la linea editoriale del quotidiano: “Liberale ma senza dogmatismi, conservatore ma non passatista, europeista ma non eurofanatico, difensore della cultura francese, ma aperto al mondo; il tutto sotto l’egida dell’indipendenza morale”.
Dagli anni ’80 in poi, il Figaro ha iniziato ad aprire le porte anche ad alcuni commentatori di altre aree culturali. Una parziale correzione di rotta, ma in direzione opposta (da destra verso sinistra), rispetto a quella percorsa dal Washington Post negli ultimi decenni.

THE TELEGRAPH

The Daily Telegraph, o più brevemente The Telegraph, fu fondato a Londra nel 1855. In termini di vendite e qualità è uno dei massimi quotidiani inglesi, insieme al Times, al Financial Times e al Guardian, ma fra questi great four, è il primo per diffusione media giornaliera (472mila copie contro le 451mila del Times, le 188mila del FT e le 155mila del Guardian). Il Sunday Telegraph è l’edizione della domenica, sempre molto ricca di pagine e inserti, come d’uso nella tradizione del giornalismo inglese.
Il suo secondo direttore, Thornton Leigh Hunt, sintetizzò così, a metà Ottocento, la mission del giornale: “Dovremmo raccontare tutti gli eventi più importanti nel campo delle scienze, di modo che il pubblico possa sapere quel che è accaduto e comprenderne le conseguenze sulla vita quotidiana di oggi e di domani. Lo stesso principio dovrebbe valere per tutti gli altri settori, dalla moda, alle nuove invenzioni alle novità nella gestione degli affari”.
In breve, un approccio tipicamente inglese, pragmatico, basato sull’idea che il lettore sia un cliente al quale si deve offrire un servizio realmente utile, per orientarsi nell’incessante cambiamento della società, sul piano economico, della vita sociale e delle idee.
Dal 2004, il Telegraph è di proprietà dei gemelli David e Frederick Barclay, due tra i più importanti imprenditori britannici, noti soprattutto per la loro vita riservata, lontana dai riflettori.
Il Telegraph è, sin dalle origini, il giornale di elezione della borghesia e della pur piccola (ma ancora abbastanza influente) aristocrazia del Regno Unito, con un orientamento conservatore. Tra le sue firme più note, almeno per il pubblico italiano, vi è stato per molti anni Boris Johnson, ex sindaco di Londra ed attuale ministro degli Esteri del Regno Unito.

SÜDDEUTSCHE ZEITUNG

Il Suddeutsche Zeitung, ovvero “Giornale della Germania meridionale”, viene pubblicato a Monaco di Baviera dal 1945. E’ stato il primo giornale tedesco aperto subito dopo la fine dell’ultima guerra. Nell’ambito dei quotidiani tradizionali (cioè escludendo i tabloid scandalistici, come ad esempio la Bild), è la testata con il maggior numero di copie vendute giornalmente in Germania (376mila, superando FAZ-Frankfurter Allgemeine Zeitung e Die Welt, gli altri due grandi quotidiani nazionali).
I giornalisti del Suddeutsche Zeitung sono quelli che hanno vinto il maggior numero di premi del Theodor-Wolff Preis, l’Oscar della stampa tedesca.
Nel 2015, la redazione del giornale ricevette da una fonte anonima un file con 2,6 Terabyte di dati riservati relativi ai clienti di uno studio legale panamense che offriva consulenza di elusione ed evasione fiscale. Dopo un anno di controlli incrociati, il Suddeutsche Zeitung pubblicò i dati nell’aprile 2016, con quello che passò alle cronache come lo scandalo dei Panama Papers.
Il Suddeutsche Zeitung ha un orientamento di centro-sinistra moderato. Lo abbiamo inserito nel nostro tableau editoriale per creare un’offerta più variegata, aperta anche a posizioni diverse dalla nostra linea di fondo, sapendo di attingere comunque ad un giornale di alta qualità (una ricerca* dell’Università di Amburgo del 2011 ha classificato il SZ tra le prime testate tedesche, in termini qualitativi, insieme a Frankfurter Allgemeine Zeitung e Die Zeit).


*) www.uni-hamburg.de/newsletter/archiv/August-2011-Nr-29/Studie-Bestnoten-fuer-Zeit-Sueddeutsche-und-FAZ.html